Per comprendere in che modo il movimento dell’“andare verso” caratterizzi la postura professionale dell’educatore, si immagini una soglia da attraversare: essa richiama l’idea di uno spazio intermedio, in cui le identità, i ruoli e i saperi non sono dati una volta per tutte ma si ridefiniscono costantemente nell’incontro. L’educatore, allo stesso modo, non si limita ad operare entro confini istituzionali stabili ma abita i luoghi di transizione, attraversando le dimensioni fisiche e simboliche che lo obbligano ad uscire dalla propria “zona di comfort”, a decentrarsi e ad esporsi all’alterità. Tale dinamica richiama quell’idea di liminalità (cfr. Turner, 1969) secondo cui l’attraversamento di soglie, simboliche o psicologiche, produce una trasformazione e una rinegoziazione di significati, rendendo evidente come, dal punto di vista educativo, la pratica non possa essere ridotta ad un insieme di procedure standardizzate ma, piuttosto, debba essere compresa in quanto esperienza relazionale situata. L’“andare verso”, quindi, può essere letto come una tensione decisionale costante, che pone interrogativi sulla natura stessa della professionalità educativa. In questo senso, la postura dell’educatore si configura quale scelta etica e politica allo stesso tempo, poiché determina il modo in cui vengono riconosciuti i soggetti, interpretati i contesti e legittimate le pratiche di intervento.
L’ "andare verso" quale postura professionale dell’educatore
Farina, T.
2026-01-01
Abstract
Per comprendere in che modo il movimento dell’“andare verso” caratterizzi la postura professionale dell’educatore, si immagini una soglia da attraversare: essa richiama l’idea di uno spazio intermedio, in cui le identità, i ruoli e i saperi non sono dati una volta per tutte ma si ridefiniscono costantemente nell’incontro. L’educatore, allo stesso modo, non si limita ad operare entro confini istituzionali stabili ma abita i luoghi di transizione, attraversando le dimensioni fisiche e simboliche che lo obbligano ad uscire dalla propria “zona di comfort”, a decentrarsi e ad esporsi all’alterità. Tale dinamica richiama quell’idea di liminalità (cfr. Turner, 1969) secondo cui l’attraversamento di soglie, simboliche o psicologiche, produce una trasformazione e una rinegoziazione di significati, rendendo evidente come, dal punto di vista educativo, la pratica non possa essere ridotta ad un insieme di procedure standardizzate ma, piuttosto, debba essere compresa in quanto esperienza relazionale situata. L’“andare verso”, quindi, può essere letto come una tensione decisionale costante, che pone interrogativi sulla natura stessa della professionalità educativa. In questo senso, la postura dell’educatore si configura quale scelta etica e politica allo stesso tempo, poiché determina il modo in cui vengono riconosciuti i soggetti, interpretati i contesti e legittimate le pratiche di intervento.| File | Dimensione | Formato | |
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