The essay examines the development of museology in the second half of the twentieth century, highlighting the key role played by women scholars in redefining the museum as a complex cultural institution. From the postwar period onward, museums are increasingly understood not only as places of preservation but as sites of meaning-making and identity construction. Alma S. Wittlin’s work represents a turning point in emphasizing the edu- cational and social functions of museums. Subsequent debates are enriched by New Mu- seology and gender studies, which challenge traditional narratives and practices. Italian scholars such as Becherucci, Mottola Molfino, and Lugli play a major role in shaping the discipline. Their contributions frame the museum as a dynamic device mediating between objects, audiences, and social contexts. This leads to a broader understanding of the muse- um as a space of experience, communication, and cultural production. Overall, the essay traces a shift from traditional museology to a critical and socially oriented perspective that continues to evolve today.

Il saggio analizza l’evoluzione della museologia nella seconda metà del Novecento, evi- denziando il ruolo centrale delle studiose nel ridefinire il museo come istituzione culturale complessa. A partire dal secondo dopoguerra, il museo viene progressivamente interpre- tato non solo come luogo di conservazione, ma come spazio di produzione di significati e identità. Il contributo di Alma S. Wittlin segna un passaggio decisivo verso la valorizza- zione della funzione educativa e sociale del museo. Negli anni successivi, la riflessione si amplia grazie alla New Museology e agli studi di genere, che mettono in discussione nar- razioni e pratiche tradizionali. Le studiose italiane, tra cui Becherucci, Mottola Molfino e Lugli, contribuiscono in modo significativo alla sistematizzazione della disciplina. I loro lavori interpretano il museo come dispositivo dinamico, capace di mediare tra oggetti, pub- blico e contesto sociale. Si afferma così una visione del museo come spazio di esperienza, comunicazione e costruzione culturale. Nel complesso, emerge una traiettoria che conduce dalla museologia tradizionale a una prospettiva critica e sociale, ancora oggi in evoluzione.

La museologia: una storia scritta (prevalentemente) al femminile. I “manuali” in Italia nella seconda metà del ’900

P. Dragoni
2026-01-01

Abstract

The essay examines the development of museology in the second half of the twentieth century, highlighting the key role played by women scholars in redefining the museum as a complex cultural institution. From the postwar period onward, museums are increasingly understood not only as places of preservation but as sites of meaning-making and identity construction. Alma S. Wittlin’s work represents a turning point in emphasizing the edu- cational and social functions of museums. Subsequent debates are enriched by New Mu- seology and gender studies, which challenge traditional narratives and practices. Italian scholars such as Becherucci, Mottola Molfino, and Lugli play a major role in shaping the discipline. Their contributions frame the museum as a dynamic device mediating between objects, audiences, and social contexts. This leads to a broader understanding of the muse- um as a space of experience, communication, and cultural production. Overall, the essay traces a shift from traditional museology to a critical and socially oriented perspective that continues to evolve today.
2026
EUM
Il saggio analizza l’evoluzione della museologia nella seconda metà del Novecento, evi- denziando il ruolo centrale delle studiose nel ridefinire il museo come istituzione culturale complessa. A partire dal secondo dopoguerra, il museo viene progressivamente interpre- tato non solo come luogo di conservazione, ma come spazio di produzione di significati e identità. Il contributo di Alma S. Wittlin segna un passaggio decisivo verso la valorizza- zione della funzione educativa e sociale del museo. Negli anni successivi, la riflessione si amplia grazie alla New Museology e agli studi di genere, che mettono in discussione nar- razioni e pratiche tradizionali. Le studiose italiane, tra cui Becherucci, Mottola Molfino e Lugli, contribuiscono in modo significativo alla sistematizzazione della disciplina. I loro lavori interpretano il museo come dispositivo dinamico, capace di mediare tra oggetti, pub- blico e contesto sociale. Si afferma così una visione del museo come spazio di esperienza, comunicazione e costruzione culturale. Nel complesso, emerge una traiettoria che conduce dalla museologia tradizionale a una prospettiva critica e sociale, ancora oggi in evoluzione.
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