La “scienza delle migrazioni” ha affrontato il fenomeno migratorio prevalentemente come un fatto economico e/o demografico, ovvero come un fenomeno irreversibile della globalizzazione economica di matrice neoliberista, elaborando una serie di dispositivi tecnici e amministrativi finalizzati al controllo e alla gestione della mobilità umana. Questa posizione misconosce la migrazione in quanto “fatto sociale totale”, in quanto coinvolge tutte le dimensioni della vita sociale, culturale, simbolica, personale. In questa luce, occorre parlare non di “migranti”, con accezione implicitamente stigmatizzante, ma di cittadini. In quanto tali, l’appartenenza a una comunità diventa un elemento centrale, che richiede di spostare l’attenzione dalla “governamentalità” alla dimensione politica della presenza. I soggetti della mobilità diventano così potenziali partecipanti di uno spazio sociale e relazionale che trascende le categorie riduttive della governance migratoria. Non si tratta dunque di negare l’esperienza della mobilità, ma di sottrarla ai dispositivi classificatori (e di controllo) che la riducono a una condizione permanente di subalternità.
Cittadini, non migranti: decolonialità e pluriversalismo come pratiche di prossimità
Tumino, R.
2026-01-01
Abstract
La “scienza delle migrazioni” ha affrontato il fenomeno migratorio prevalentemente come un fatto economico e/o demografico, ovvero come un fenomeno irreversibile della globalizzazione economica di matrice neoliberista, elaborando una serie di dispositivi tecnici e amministrativi finalizzati al controllo e alla gestione della mobilità umana. Questa posizione misconosce la migrazione in quanto “fatto sociale totale”, in quanto coinvolge tutte le dimensioni della vita sociale, culturale, simbolica, personale. In questa luce, occorre parlare non di “migranti”, con accezione implicitamente stigmatizzante, ma di cittadini. In quanto tali, l’appartenenza a una comunità diventa un elemento centrale, che richiede di spostare l’attenzione dalla “governamentalità” alla dimensione politica della presenza. I soggetti della mobilità diventano così potenziali partecipanti di uno spazio sociale e relazionale che trascende le categorie riduttive della governance migratoria. Non si tratta dunque di negare l’esperienza della mobilità, ma di sottrarla ai dispositivi classificatori (e di controllo) che la riducono a una condizione permanente di subalternità.| File | Dimensione | Formato | |
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