Il saggio esplora il ruolo centrale della narrazione come strumento cognitivo, identitario e sociale, con un focus specifico sulla Pedagogia Speciale e sull'inclusione delle persone con disabilità. Il racconto non è solo una descrizione di eventi, ma un processo fondamentale di sense-making che permette all'individuo di costruire una propria identità narrativa coerente nel tempo. Attraverso un parallelismo con l'arte surrealista di Magritte, il testo evidenzia la necessità di superare le convenzioni omologanti per arrivare all'essenza autentica della persona. Viene dato grande rilievo al potere del linguaggio: le parole sono definite "contenitori di vita" che possono promuovere l'inclusione o, al contrario, alimentare stigma e pregiudizio attraverso definizioni medicalizzanti e abilistiche. Si sostiene la transizione verso un modello sociale e bio-psico-sociale (ICF), dove la disabilità è intesa come il risultato dell'interazione tra caratteristiche personali e barriere ambientali. Il saggio sottolinea l'importanza del linguaggio inclusivo (o "della convivenza delle differenze") e dell'autobiografia come strumenti per restituire voce e autodeterminazione a chi è stato storicamente marginalizzato. Il lavoro si conclude con le storie di vita di Laura, Edoardo e Francesco, che testimoniano concretamente come una narrazione corretta e rispettosa sia essenziale per la costruzione di una cultura davvero inclusiva.
Narrazione. Dalla storia delle parole alle parole della storia
Francesca Salis
2024-01-01
Abstract
Il saggio esplora il ruolo centrale della narrazione come strumento cognitivo, identitario e sociale, con un focus specifico sulla Pedagogia Speciale e sull'inclusione delle persone con disabilità. Il racconto non è solo una descrizione di eventi, ma un processo fondamentale di sense-making che permette all'individuo di costruire una propria identità narrativa coerente nel tempo. Attraverso un parallelismo con l'arte surrealista di Magritte, il testo evidenzia la necessità di superare le convenzioni omologanti per arrivare all'essenza autentica della persona. Viene dato grande rilievo al potere del linguaggio: le parole sono definite "contenitori di vita" che possono promuovere l'inclusione o, al contrario, alimentare stigma e pregiudizio attraverso definizioni medicalizzanti e abilistiche. Si sostiene la transizione verso un modello sociale e bio-psico-sociale (ICF), dove la disabilità è intesa come il risultato dell'interazione tra caratteristiche personali e barriere ambientali. Il saggio sottolinea l'importanza del linguaggio inclusivo (o "della convivenza delle differenze") e dell'autobiografia come strumenti per restituire voce e autodeterminazione a chi è stato storicamente marginalizzato. Il lavoro si conclude con le storie di vita di Laura, Edoardo e Francesco, che testimoniano concretamente come una narrazione corretta e rispettosa sia essenziale per la costruzione di una cultura davvero inclusiva.| File | Dimensione | Formato | |
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