L’Italia liberale affronta i processi migratori, europei ed extracontinentali, condizionata dalla politica della cittadinanza fondata sul modello ius sanguinis. Il valore tradizionale del sangue fu scelto come fondativo della cittadinanza liberale e dell’ordine familiare diseguale per ragioni identitarie e di State building. In particolare, gli italiani migranti (adulti e minori) non ebbero garanzie e protezione da parte della madre patria ma doveri ed obblighi da rispettare come quello alla leva obbligatoria. Spesso, il modello dello ius sanguinis creò loro una condizione critica: stranieri nei paesi di migrazione e sospetti per l’Italia. In questo contesto, le donne italiane seguirono le politiche familiari di migrazione perché prive di autonomia giuridica ex codice civile 1865. Tuttavia, inaspettatamente, gli esiti delle migrazioni femminili furono di emancipazione. Le donne emigrate sperimentarono difficoltà ma anche autonomia e riconoscimenti salariali importanti, come nel caso delle balie. Le donne rimaste sole in Italia assunsero compiti e ruoli volti all’esterno della famiglia per l’assenza maschile anche nella gestione patrimoniale con sempre maggiore presenza anche nello spazio pubblico.
Le donne seguono. Cittadinanza di sangue ed emigrazione femminile nel codice dell’Italia liberale. Una riflessione
Contigiani, Ninfa
2024-01-01
Abstract
L’Italia liberale affronta i processi migratori, europei ed extracontinentali, condizionata dalla politica della cittadinanza fondata sul modello ius sanguinis. Il valore tradizionale del sangue fu scelto come fondativo della cittadinanza liberale e dell’ordine familiare diseguale per ragioni identitarie e di State building. In particolare, gli italiani migranti (adulti e minori) non ebbero garanzie e protezione da parte della madre patria ma doveri ed obblighi da rispettare come quello alla leva obbligatoria. Spesso, il modello dello ius sanguinis creò loro una condizione critica: stranieri nei paesi di migrazione e sospetti per l’Italia. In questo contesto, le donne italiane seguirono le politiche familiari di migrazione perché prive di autonomia giuridica ex codice civile 1865. Tuttavia, inaspettatamente, gli esiti delle migrazioni femminili furono di emancipazione. Le donne emigrate sperimentarono difficoltà ma anche autonomia e riconoscimenti salariali importanti, come nel caso delle balie. Le donne rimaste sole in Italia assunsero compiti e ruoli volti all’esterno della famiglia per l’assenza maschile anche nella gestione patrimoniale con sempre maggiore presenza anche nello spazio pubblico.File | Dimensione | Formato | |
---|---|---|---|
2024_Donne migranti e cittadinanza di sangue.pdf
accesso aperto
Tipologia:
Licenza (contratto editoriale)
Licenza:
Creative commons
Dimensione
312.17 kB
Formato
Adobe PDF
|
312.17 kB | Adobe PDF | Visualizza/Apri |
I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.