Questo saggio si basa in gran parte su una ricerca d’archivio che ha permesso di conoscere meglio le personalità dei committenti della decorazione di palazzo Buonaccorsi, specialmente di Raimondo Buonaccorsi, e i loro rapporti con l’ambiente culturale e artistico locale, nazionale e perfino sovranazionale. Fra le maggiori novità emerse spiccano i rapporti con la famiglia romana dei Muti Bussi, intermediaria nelle forniture di argenterie, tappezzerie e di modelli aggiornati provenienti dalla Capitale e quella con la famiglia Albicini di Forlì, in seguito al matrimonio fra Lucrezia, primogenita di Raimondo Buonaccorsi, e il marchese Andrea, nel febbraio 1717. Agli Albicini si deve presumibilmente il contatto con Francesco Mancini, che lavora precocemente per la famiglia forlivese e che nel 1722 risulta in contatto epistolare diretto con Raimondo, accogliendo fra l’altro come allievo il figlio di un cocchiere di casa Buonaccorsi, Alessandro Ortolani. Altra inedita presenza nella raccolta Buonaccorsi è quella di Corrado Giaquinto, che nel giugno 1735 fornisce a Raimondo e al figlio Simone, all’epoca Vicelegato di Ferrara, due ritratti. Infine, il contributo analizza un caso di scambi artistici fra centro e periferia, relativo ai disegni per alcune cappelle nelle chiese maceratesi affidate alla bottega dei Giosafatti di Cingoli, in alcuni casi con il coinvolgimento di Raimondo Buonaccorsi.

I Buonaccorsi committenti d’arte fra Macerata e l’Italia: geografia, dinamiche e relazioni

Francesca Coltrinari
2018

Abstract

Questo saggio si basa in gran parte su una ricerca d’archivio che ha permesso di conoscere meglio le personalità dei committenti della decorazione di palazzo Buonaccorsi, specialmente di Raimondo Buonaccorsi, e i loro rapporti con l’ambiente culturale e artistico locale, nazionale e perfino sovranazionale. Fra le maggiori novità emerse spiccano i rapporti con la famiglia romana dei Muti Bussi, intermediaria nelle forniture di argenterie, tappezzerie e di modelli aggiornati provenienti dalla Capitale e quella con la famiglia Albicini di Forlì, in seguito al matrimonio fra Lucrezia, primogenita di Raimondo Buonaccorsi, e il marchese Andrea, nel febbraio 1717. Agli Albicini si deve presumibilmente il contatto con Francesco Mancini, che lavora precocemente per la famiglia forlivese e che nel 1722 risulta in contatto epistolare diretto con Raimondo, accogliendo fra l’altro come allievo il figlio di un cocchiere di casa Buonaccorsi, Alessandro Ortolani. Altra inedita presenza nella raccolta Buonaccorsi è quella di Corrado Giaquinto, che nel giugno 1735 fornisce a Raimondo e al figlio Simone, all’epoca Vicelegato di Ferrara, due ritratti. Infine, il contributo analizza un caso di scambi artistici fra centro e periferia, relativo ai disegni per alcune cappelle nelle chiese maceratesi affidate alla bottega dei Giosafatti di Cingoli, in alcuni casi con il coinvolgimento di Raimondo Buonaccorsi.
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