Il contributo fa per la prima volta il punto sulla tradizione manoscritta e su alcuni aspetti filologici dell’Oratio in Cosmum Medicem ad exules optimates Florentinos – sicuramente la più appassionata e, forse, anche la più bella fra le tante orazioni filelfiane -, ripercorrendone il contesto storico, politico e culturale di elaborazione (1435 ca.), attraverso una serie di testimonianze coeve che ne documentano la rapida diffusione. Esso si sofferma poi su alcune vicende cruciali della storia fiorentina in esso rievocate (contemporanee alla stesura dell’opuscolo o pregresse), analizzandone le modalità retoriche e strumentali di selezione e di impiego. L’analisi condotta consente di cogliere molti elementi di rilievo: la preponderante linea temporale del presente è sostenuta mediante il richiamo ad avvenimenti che trovano sempre preciso riscontro in altre fonti storiche del tempo (soprattutto Giovanni Cavalcanti, ma anche nella memorialistica pubblica e privata); il ricorso al passato rivela agganci sicuri con la cronachistica cittadina, che Filelfo dovette in qualche modo conoscere. Probabilmente, proprio sulla base di questo solido ‘impianto probatorio’, avrebbe avuto in seguito una vasta eco, giungendo forse, attraverso recuperi più o meno espliciti da parte di intellettuali del secondo Quattrocento (in particolare Giovanni di Carlo), fino a Machiavelli.

La cronaca, l’aneddoto, la storia: vicende fiorentine nell’Oratio in Cosmum Medicem di Francesco Filelfo

FIASCHI, SILVIA
2017

Abstract

Il contributo fa per la prima volta il punto sulla tradizione manoscritta e su alcuni aspetti filologici dell’Oratio in Cosmum Medicem ad exules optimates Florentinos – sicuramente la più appassionata e, forse, anche la più bella fra le tante orazioni filelfiane -, ripercorrendone il contesto storico, politico e culturale di elaborazione (1435 ca.), attraverso una serie di testimonianze coeve che ne documentano la rapida diffusione. Esso si sofferma poi su alcune vicende cruciali della storia fiorentina in esso rievocate (contemporanee alla stesura dell’opuscolo o pregresse), analizzandone le modalità retoriche e strumentali di selezione e di impiego. L’analisi condotta consente di cogliere molti elementi di rilievo: la preponderante linea temporale del presente è sostenuta mediante il richiamo ad avvenimenti che trovano sempre preciso riscontro in altre fonti storiche del tempo (soprattutto Giovanni Cavalcanti, ma anche nella memorialistica pubblica e privata); il ricorso al passato rivela agganci sicuri con la cronachistica cittadina, che Filelfo dovette in qualche modo conoscere. Probabilmente, proprio sulla base di questo solido ‘impianto probatorio’, avrebbe avuto in seguito una vasta eco, giungendo forse, attraverso recuperi più o meno espliciti da parte di intellettuali del secondo Quattrocento (in particolare Giovanni di Carlo), fino a Machiavelli.
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