Il bacino del Mediterraneo è un caso tipico per poter analizzare le differenze regionali in termini di vulnerabilità ai cambiamenti sia del contesto economico sia di quello agricolo-ambientale. Nella regione si produce quasi tutto l’olio d’oliva del mondo, il 60% del vino, il 45% di uva, il 25% di frutta in guscio (mandorle, castagne e noci), il 20% di agrumi e circa il 12% della produzione cerealicola mondiale. Solo trenta anni fa, entrambe le sponde del Mediterraneo erano in grado di soddisfare il 90% della domanda interna di prodotti alimentari. Oggi, mentre la sponda settentrionale è autosufficiente, i paesi del sud producono meno del 60% del proprio fabbisogno alimentare. Nell'ultimo trentennio, la popolazione nella regione del Mediterraneo è aumentata del 50% fino a raggiungere gli attuali circa 400 milioni di persone. Il tasso di crescita è stato però quattro volte maggiore nei paesi meridionali (3,2% annuo) rispetto a quello dei paesi del nord (0,8% annuo), con una tendenza a forbice che si sta ampliando. Le tendenze attuali di crescita di popolazione, uso di suolo e acqua, modi di approvvigionamento e domanda alimentare rivelano differenze significative tra il Nord e i paesi del Mediterraneo meridionale. Il cambiamento climatico potrebbe aggravare ulteriormente queste tendenze, in particolare nel bacino meridionale dove la produzione agricola è sempre meno capace di soddisfare la domanda interna alimentare e dove la qualità del suolo e la disponibilità di acqua continuano a peggiorare. L ’agricoltura e la sicurezza alimentare sono da anni al centro dell ’agenda politica internazionale per garantire l ’accesso di tutti a una quantità adeguata di acqua e cibo. L ’importanza di aumentare gli investimenti pubblici e privati nell ’agricoltura sostenibile è crescente, per garantire lo sviluppo rurale, la coesione sociale, la protezione ambientale, la cooperazione internazionale per affrontare l ’impatto dei cambiamenti climatici con la gestione sostenibile delle risorse idriche e naturali, delle foreste di fronte alla perdurante crescita demografica. Per andare in tale direzione, non appare di poco conto la scelta di agire con solide politiche agricole e strategie di investimento a livello nazionale e regionale, non trascurando l ’analisi del contesto globale. L ’agricoltura deve rispondere ai bisogni dei cittadini in materia di sicurezza alimentare producendo cibi salubri e nutrienti che soddisfino la domanda del consumatore e non deve essere soggetta agli effetti negativi delle distorsioni commerciali. Gli effetti benefici della globalizzazione e dell ’apertura dei mercati evidenziando l ’importanza di un sistema di commercio internazionale dei prodotti agricoli basato su regole certe e coordinate a livello “regionale ”. La prospettiva di una valorizzazione unitaria dei prodotti mediterranei appare al momento quanto meno confusa, soprattutto per la perdurante dualità delle condizioni sociali ed economiche tra le due sponde. La situazione di alcuni paesi del Mediterraneo meridionale ed orientale, è destinata – se possibile – a peggiorare, per l’impatto negativo della liberalizzazione del commercio, il cambiamento climatico e la mancanza di politiche rurali efficienti. La riduzione della povertà rurale, il recupero economico di aree interne (con lo sviluppo di sbocchi nel mercato interno e estero), la salvaguardia ambientale impongono l’adozione di modelli di agricoltura sostenibile e l’adozione di strategie di sviluppo rurale a livello regionale e nazionale da raccordare con la più ampia visione unitaria del Mediterraneo. Una visibilità unitaria del sistema mediterraneo, invece, può far crescere la domanda interna ed internazionale di prodotti agricoli tradizionali di elevata qualità e può rendere il settore agricolo competitiva a livello globale. La regione stabilizzerebbe un vantaggio competitivo considerevole se si trovasse il modo di aumentare il valore aggiunto tramite la valorizzazione dei paesaggi, della cultura e delle tradizioni, di fatto se riuscisse a dare concretezza alle numerosi dichiarazioni di valorizzazione della multifunzionalità delle imprese agricole. L ’area del Mediterraneo pur non essendo una “regione unica ” né nell ’accezione geografica né in quella socio-economica, lo è di certo in termini politici. Non nel senso che sia un ’area integrata politicamente, perché non lo è ed è lontana da esserlo, ma la necessità che lo diventi effettivamente costituisce non solo la base dell ’intuizione iniziale di un ’Unione dei Paesi del Mediterraneo ma anche l ’occasione di studi e ricerche mirate al consolidamento dell ’idea, indispensabili alla crescita e al consolidamento dell ’idea stessa di unione.

La frattura agricola mediterranea

CORINTO, GIAN LUIGI
2009

Abstract

Il bacino del Mediterraneo è un caso tipico per poter analizzare le differenze regionali in termini di vulnerabilità ai cambiamenti sia del contesto economico sia di quello agricolo-ambientale. Nella regione si produce quasi tutto l’olio d’oliva del mondo, il 60% del vino, il 45% di uva, il 25% di frutta in guscio (mandorle, castagne e noci), il 20% di agrumi e circa il 12% della produzione cerealicola mondiale. Solo trenta anni fa, entrambe le sponde del Mediterraneo erano in grado di soddisfare il 90% della domanda interna di prodotti alimentari. Oggi, mentre la sponda settentrionale è autosufficiente, i paesi del sud producono meno del 60% del proprio fabbisogno alimentare. Nell'ultimo trentennio, la popolazione nella regione del Mediterraneo è aumentata del 50% fino a raggiungere gli attuali circa 400 milioni di persone. Il tasso di crescita è stato però quattro volte maggiore nei paesi meridionali (3,2% annuo) rispetto a quello dei paesi del nord (0,8% annuo), con una tendenza a forbice che si sta ampliando. Le tendenze attuali di crescita di popolazione, uso di suolo e acqua, modi di approvvigionamento e domanda alimentare rivelano differenze significative tra il Nord e i paesi del Mediterraneo meridionale. Il cambiamento climatico potrebbe aggravare ulteriormente queste tendenze, in particolare nel bacino meridionale dove la produzione agricola è sempre meno capace di soddisfare la domanda interna alimentare e dove la qualità del suolo e la disponibilità di acqua continuano a peggiorare. L ’agricoltura e la sicurezza alimentare sono da anni al centro dell ’agenda politica internazionale per garantire l ’accesso di tutti a una quantità adeguata di acqua e cibo. L ’importanza di aumentare gli investimenti pubblici e privati nell ’agricoltura sostenibile è crescente, per garantire lo sviluppo rurale, la coesione sociale, la protezione ambientale, la cooperazione internazionale per affrontare l ’impatto dei cambiamenti climatici con la gestione sostenibile delle risorse idriche e naturali, delle foreste di fronte alla perdurante crescita demografica. Per andare in tale direzione, non appare di poco conto la scelta di agire con solide politiche agricole e strategie di investimento a livello nazionale e regionale, non trascurando l ’analisi del contesto globale. L ’agricoltura deve rispondere ai bisogni dei cittadini in materia di sicurezza alimentare producendo cibi salubri e nutrienti che soddisfino la domanda del consumatore e non deve essere soggetta agli effetti negativi delle distorsioni commerciali. Gli effetti benefici della globalizzazione e dell ’apertura dei mercati evidenziando l ’importanza di un sistema di commercio internazionale dei prodotti agricoli basato su regole certe e coordinate a livello “regionale ”. La prospettiva di una valorizzazione unitaria dei prodotti mediterranei appare al momento quanto meno confusa, soprattutto per la perdurante dualità delle condizioni sociali ed economiche tra le due sponde. La situazione di alcuni paesi del Mediterraneo meridionale ed orientale, è destinata – se possibile – a peggiorare, per l’impatto negativo della liberalizzazione del commercio, il cambiamento climatico e la mancanza di politiche rurali efficienti. La riduzione della povertà rurale, il recupero economico di aree interne (con lo sviluppo di sbocchi nel mercato interno e estero), la salvaguardia ambientale impongono l’adozione di modelli di agricoltura sostenibile e l’adozione di strategie di sviluppo rurale a livello regionale e nazionale da raccordare con la più ampia visione unitaria del Mediterraneo. Una visibilità unitaria del sistema mediterraneo, invece, può far crescere la domanda interna ed internazionale di prodotti agricoli tradizionali di elevata qualità e può rendere il settore agricolo competitiva a livello globale. La regione stabilizzerebbe un vantaggio competitivo considerevole se si trovasse il modo di aumentare il valore aggiunto tramite la valorizzazione dei paesaggi, della cultura e delle tradizioni, di fatto se riuscisse a dare concretezza alle numerosi dichiarazioni di valorizzazione della multifunzionalità delle imprese agricole. L ’area del Mediterraneo pur non essendo una “regione unica ” né nell ’accezione geografica né in quella socio-economica, lo è di certo in termini politici. Non nel senso che sia un ’area integrata politicamente, perché non lo è ed è lontana da esserlo, ma la necessità che lo diventi effettivamente costituisce non solo la base dell ’intuizione iniziale di un ’Unione dei Paesi del Mediterraneo ma anche l ’occasione di studi e ricerche mirate al consolidamento dell ’idea, indispensabili alla crescita e al consolidamento dell ’idea stessa di unione.
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