Le generazioni che hanno trascorso la loro adolescenza negli anni Sessanta e Settanta non hanno ancora la loro storia. C'è infatti un evidente ritardo degli studi storici; un ritardo che tanto più risalta rispetto all'attenzione suscitata nell’opinione pubblica dai libri di memorialistica, dalle interviste ai protagonisti, dalle ricostruzioni giornalistiche su quel periodo e sui temi che l'hanno attraversato interamente: la contestazione, la rivoluzione e la lotta armata. Questo è il vuoto storiografico che il libro si propone di contribuire a colmare. L'arco cronologico preso in esame si apre con il 1960 e si chiude con la fine degli anni '80. Il 1960 è il momento in cui le proteste contro il governo Tambroni sembrano confermare agli occhi dei rivoluzionari italiani le potenzialità insurrezionali che albergano nelle masse popolari del paese; potenzialità che tramite l'organizzazione di quello che più tardi sarà chiamato il «partito dell'insurrezione» si vuole portare alla luce del sole. Il 1988, invece, è l'anno in cui i dirigenti delle Brigate Rosse riconoscono la sconfitta e dichiarano che la fase della lotta armata si è conclusa e che quindi le speranze rivoluzionarie appartengono ormai al passato. In effetti, è all'interno di questo trentennio che si svolge la parabola dell'ultimo movimento rivoluzionario italiano. Attraverso l'analisi dei testi prodotti da questa complessa galassia – dal gruppo dei Quaderni Rossi a quello di Classe Operaia, da Potere Operaio a Lotta Continua ai maoisti, dalle Brigate Rosse a Prima Linea, per finire con l'Autonomia Operaia - il libro cerca di rispondere alle seguenti domande: perché due generazioni hanno creduto nella rivoluzione? Quali erano le ragioni di malessere che spingevano in questa direzione? E quali le speranze? Quali i progetti di società da costruire? Con chi si doveva e si poteva fare la rivoluzione? Per ricostruire l'universo mentale e le pratiche politiche dei giovani di quegli anni, sono state utilizzate le fonti più varie: la memorialistica, le riviste, i libri, gli opuscoli, i documenti di questure e prefetture, gli atti giudiziari, i manifesti, i volantini, le scritte sui muri, le canzoni e i film. Da tutto ciò emerge come questo trentennio sia stato veramente una zona di confine tra passato e futuro, tra il ‘900 e il suo progressivo esaurimento, tra questioni antiche – la più importante: come cambia la condizione umana in una società sempre più tecnologica? – e la capacità di anticipare molti dei problemi che ci siamo trovati ad affrontare nei decenni successivi.

Vogliamo tutto. Perché due generazioni hanno creduto nella rivoluzione 1960-1988

VENTRONE, Angelo
2012

Abstract

Le generazioni che hanno trascorso la loro adolescenza negli anni Sessanta e Settanta non hanno ancora la loro storia. C'è infatti un evidente ritardo degli studi storici; un ritardo che tanto più risalta rispetto all'attenzione suscitata nell’opinione pubblica dai libri di memorialistica, dalle interviste ai protagonisti, dalle ricostruzioni giornalistiche su quel periodo e sui temi che l'hanno attraversato interamente: la contestazione, la rivoluzione e la lotta armata. Questo è il vuoto storiografico che il libro si propone di contribuire a colmare. L'arco cronologico preso in esame si apre con il 1960 e si chiude con la fine degli anni '80. Il 1960 è il momento in cui le proteste contro il governo Tambroni sembrano confermare agli occhi dei rivoluzionari italiani le potenzialità insurrezionali che albergano nelle masse popolari del paese; potenzialità che tramite l'organizzazione di quello che più tardi sarà chiamato il «partito dell'insurrezione» si vuole portare alla luce del sole. Il 1988, invece, è l'anno in cui i dirigenti delle Brigate Rosse riconoscono la sconfitta e dichiarano che la fase della lotta armata si è conclusa e che quindi le speranze rivoluzionarie appartengono ormai al passato. In effetti, è all'interno di questo trentennio che si svolge la parabola dell'ultimo movimento rivoluzionario italiano. Attraverso l'analisi dei testi prodotti da questa complessa galassia – dal gruppo dei Quaderni Rossi a quello di Classe Operaia, da Potere Operaio a Lotta Continua ai maoisti, dalle Brigate Rosse a Prima Linea, per finire con l'Autonomia Operaia - il libro cerca di rispondere alle seguenti domande: perché due generazioni hanno creduto nella rivoluzione? Quali erano le ragioni di malessere che spingevano in questa direzione? E quali le speranze? Quali i progetti di società da costruire? Con chi si doveva e si poteva fare la rivoluzione? Per ricostruire l'universo mentale e le pratiche politiche dei giovani di quegli anni, sono state utilizzate le fonti più varie: la memorialistica, le riviste, i libri, gli opuscoli, i documenti di questure e prefetture, gli atti giudiziari, i manifesti, i volantini, le scritte sui muri, le canzoni e i film. Da tutto ciò emerge come questo trentennio sia stato veramente una zona di confine tra passato e futuro, tra il ‘900 e il suo progressivo esaurimento, tra questioni antiche – la più importante: come cambia la condizione umana in una società sempre più tecnologica? – e la capacità di anticipare molti dei problemi che ci siamo trovati ad affrontare nei decenni successivi.
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