Lo studio monografico ha ad oggetto una delle più cospicue novità introdotte nel tessuto del Codice Civile dalla Riforma del diritto societario di cui ai D.Lgs. nn. 5-6/2003 e successive modificazioni, cioè la disciplina dei cc. dd. patrimoni e finanziamenti destinati. L’istituto rappresenta il punto d’arrivo della ‘lunga marcia’ intrapresa per ricondurre a sistema una serie di fattispecie contrattuali eterodosse elaborate nella prassi dei traffici, soprattutto in ambito finanziario a livello internazionale e via via penetrate nel nostro ordinamento (dal leveraged buy out al Project financing). La novità normativa costituisce, però, contemporaneamente anche il punto di partenza per il percorso successivo, vale a dire la rivisitazione di tradizionali categorie civilistiche, come la responsabilità patrimoniale e le limitazioni conformi con il II comma dell’art. 2740 c.c. Il lavoro utilizza spunti coerenti sia con la migliore elaborazione del diritto societario italiano sia con le metodologie proprie dell’analisi economica del diritto, recepite da una matrice anglosassone. Tuttavia si è adottato consapevolmente uno schema espositivo che ricalca la ripartizione della Sez. XI del Capo V. Ciò per non appiattirsi sul dato normativo, ma piuttosto per raccogliere insieme le suggestioni recepite dal Legislatore dalla precedente elaborazione dottrinale e giurisprudenziale, con gli aspetti più problematici della novella, bisognosi pertanto di un intenso sforzo interpretativo. L’analisi svolta mostra come la novella del codice, sul punto, abbia dato peso a due preoccupazioni, di cui la prima è certamente garantire nuovi canali di accesso del capitale – di rischio, ma anche e soprattutto di credito – alle imprese italiane. Perciò si è preoccupata in particolare di tutelare l’interesse dei finanziatori all’adeguata conoscibilità dei fatti aziendali rilevanti, alla tutela delle loro ragioni, ad una loro coerente rappresentazione contabile e di bilancio. Tuttavia la riforma ha concepito anche nuove forme organizzative, realmente alternative alla moltiplicazione dei centri d’imputazione dell’attività d’impresa che si realizzava prima solo con i gruppi di società. Per questo l’indagine si occupa sì delle più rilevanti conseguenze organizzative della costituzione di patrimoni destinati tout court e dei cc. dd. finanziamenti destinati, ma anche del coordinamento tra le norme sui patrimoni e finanziamenti destinati e quelle generali dettate per le s.p.a., anche in tema di redazione del bilancio. Il punto di vista resta in qualche misura fondato sull’analisi del fatto finanziario, che rappresenta il leit motiv sottostante la prospettiva prescelta, anche quando il lavoro si occupa dei profili più classicamente contrattuali o societari.

I patrimoni e finanziamenti destinati

NIUTTA, Andrea Luigi
2006

Abstract

Lo studio monografico ha ad oggetto una delle più cospicue novità introdotte nel tessuto del Codice Civile dalla Riforma del diritto societario di cui ai D.Lgs. nn. 5-6/2003 e successive modificazioni, cioè la disciplina dei cc. dd. patrimoni e finanziamenti destinati. L’istituto rappresenta il punto d’arrivo della ‘lunga marcia’ intrapresa per ricondurre a sistema una serie di fattispecie contrattuali eterodosse elaborate nella prassi dei traffici, soprattutto in ambito finanziario a livello internazionale e via via penetrate nel nostro ordinamento (dal leveraged buy out al Project financing). La novità normativa costituisce, però, contemporaneamente anche il punto di partenza per il percorso successivo, vale a dire la rivisitazione di tradizionali categorie civilistiche, come la responsabilità patrimoniale e le limitazioni conformi con il II comma dell’art. 2740 c.c. Il lavoro utilizza spunti coerenti sia con la migliore elaborazione del diritto societario italiano sia con le metodologie proprie dell’analisi economica del diritto, recepite da una matrice anglosassone. Tuttavia si è adottato consapevolmente uno schema espositivo che ricalca la ripartizione della Sez. XI del Capo V. Ciò per non appiattirsi sul dato normativo, ma piuttosto per raccogliere insieme le suggestioni recepite dal Legislatore dalla precedente elaborazione dottrinale e giurisprudenziale, con gli aspetti più problematici della novella, bisognosi pertanto di un intenso sforzo interpretativo. L’analisi svolta mostra come la novella del codice, sul punto, abbia dato peso a due preoccupazioni, di cui la prima è certamente garantire nuovi canali di accesso del capitale – di rischio, ma anche e soprattutto di credito – alle imprese italiane. Perciò si è preoccupata in particolare di tutelare l’interesse dei finanziatori all’adeguata conoscibilità dei fatti aziendali rilevanti, alla tutela delle loro ragioni, ad una loro coerente rappresentazione contabile e di bilancio. Tuttavia la riforma ha concepito anche nuove forme organizzative, realmente alternative alla moltiplicazione dei centri d’imputazione dell’attività d’impresa che si realizzava prima solo con i gruppi di società. Per questo l’indagine si occupa sì delle più rilevanti conseguenze organizzative della costituzione di patrimoni destinati tout court e dei cc. dd. finanziamenti destinati, ma anche del coordinamento tra le norme sui patrimoni e finanziamenti destinati e quelle generali dettate per le s.p.a., anche in tema di redazione del bilancio. Il punto di vista resta in qualche misura fondato sull’analisi del fatto finanziario, che rappresenta il leit motiv sottostante la prospettiva prescelta, anche quando il lavoro si occupa dei profili più classicamente contrattuali o societari.
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