La cava romana scoperta di recente sul monte Conero (Ancona) si data, in base a vari elementi, in età augustea ed è forse inquadrabile nella prima parte del regno di questo imperatore. Essa presente la caratteristica - abbastanza singolare tra le cave del mondo antico - di essere ipogea. Una attenta ricognizione ha permesso di recuperare un insieme di iscrizioni dipinte, dieci in tutto, coeve allo sfruttamento della cava, tracciate in colore nero (carbone) e rosso (minio). Le iscrizioni in nero comprendono tre elenchi di numeri (un tipo di testo che si ritrova di frequente nelle cave romane), una formula di datazione ed un elenco di nomi di persona. Quelle in rosso, accanto a brevi testi di difficile comprensione anche per lo stato di conservazione, annoverano due iscrizioni di grandi dimensioni, alte sui 70 cm ed estese in larghezza oltre 2 m, che presentano due testi abbastanza similari, anche se non proprio speculari. Questi testi si aprono con una formula di datazione e - pur nella difficoltà di decodificarne con sicurezza le singole parti, costituite di parole abbreviate – si capisce che si allude alla estensione di cava data in appalto per l’attività estrattiva dai duoviri, cioè dai magistrati dell’anno della colonia di Ancona. Si tratta di informazioni di estremo interesse, data la grande ignoranza sulla gestione delle cave romane. D’altra parte questo singolare complesso – costituito dalla cava e dal dossier epigrafico che lo correda – contribuisce non poco ad illustrare le dinamiche di rinnovamento e di trasformazione della città di Ancona, fatta oggetto di una fondazione coloniaria nel 42 a.C., rinforzata poi in età augustea. Il che ne fa anche un punto di riferimento nella più ampia problematica della colonizzazione triumvirale ed augustea.

Le iscrizioni della cava romana del Conero

PACI, Gianfranco
2007

Abstract

La cava romana scoperta di recente sul monte Conero (Ancona) si data, in base a vari elementi, in età augustea ed è forse inquadrabile nella prima parte del regno di questo imperatore. Essa presente la caratteristica - abbastanza singolare tra le cave del mondo antico - di essere ipogea. Una attenta ricognizione ha permesso di recuperare un insieme di iscrizioni dipinte, dieci in tutto, coeve allo sfruttamento della cava, tracciate in colore nero (carbone) e rosso (minio). Le iscrizioni in nero comprendono tre elenchi di numeri (un tipo di testo che si ritrova di frequente nelle cave romane), una formula di datazione ed un elenco di nomi di persona. Quelle in rosso, accanto a brevi testi di difficile comprensione anche per lo stato di conservazione, annoverano due iscrizioni di grandi dimensioni, alte sui 70 cm ed estese in larghezza oltre 2 m, che presentano due testi abbastanza similari, anche se non proprio speculari. Questi testi si aprono con una formula di datazione e - pur nella difficoltà di decodificarne con sicurezza le singole parti, costituite di parole abbreviate – si capisce che si allude alla estensione di cava data in appalto per l’attività estrattiva dai duoviri, cioè dai magistrati dell’anno della colonia di Ancona. Si tratta di informazioni di estremo interesse, data la grande ignoranza sulla gestione delle cave romane. D’altra parte questo singolare complesso – costituito dalla cava e dal dossier epigrafico che lo correda – contribuisce non poco ad illustrare le dinamiche di rinnovamento e di trasformazione della città di Ancona, fatta oggetto di una fondazione coloniaria nel 42 a.C., rinforzata poi in età augustea. Il che ne fa anche un punto di riferimento nella più ampia problematica della colonizzazione triumvirale ed augustea.
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