Il saggio, contenuto nel volume Storia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, vol. VI, Agostino Gemelli e il suo tempo. Atti del convegno storico «“ Nel cuore della realtà”. Agostino Gemelli e il suo tempo». Milano, 28-30 aprile 2009, a cura di Maria Bocci, Milano, Vita e Pensiero, 2009, si basa sulla documentazione largamente inedita dei fondi “Corrispondenza” del Rettorato e “Gemelli-Scolari”, conservata presso l’Archivio dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Viene così ricostruito con una serie di nuovi elementi il ruolo svolto dal francescano padre Agostino Gemelli, rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore sin dalle origini, nella fondazione della Pontificia Accademia delle Scienze di cui fu il primo presidente. Il progetto fu fortemente voluto da Pio XI, nel quadro della sua peculiare visione culturale e nell’intento di ridare consistenza e prestigio a un’antica istituzione pontificia: padre Gemelli ne divenne subito interlocutore privilegiato, elaborando, in contatto con il cardinale Mercati, sia una bozza di Statuto sia una lista di accademici, integrando i componenti della precedente Pontificia Accademia dei Nuovi Lincei. Il criterio esplicitamente dichiarato fu quello di privilegiare l’eccellenza scientifica e culturale, inserendo diversi scienziati non cattolici, fra i quali spiccano numerosi premi Nobel e i grandi matematici ebrei Vito Volterra e Tullio Levi-Civita, quest’ultimo direttamente coinvolto nell’elaborazione progettuale, con un atteggiamento singolarmente diverso rispetto a quello assunto da padre Gemelli in altri contesti sulle relazioni della Chiesa con il mondo ebraico. Più complesso fu poi il rapporto con Pio XII, che diede inizialmente spazio a riserve e dubbi emersi nell’ambiente vaticano, superati da padre Gemelli anche grazie al legame diretto e cordiale con il sostituto presso la Segreteria di Stato, monsignor Giovanni Battista Montini. Il risultato non mancò: negli anni del conflitto papa Pacelli, avvalendosi dei suggerimenti del presidente, si espresse su temi molto delicati, riprendendo per esempio le posizioni di Max Planck sul significato della ricerca scientifica e sull’energia nucleare. Allo stesso tempo si accentuò la conflittualità con l’Accademia d’Italia e in generale con il regime, mentre la Pontificia Accademia delle Scienze difese la libertà dei suoi componenti, rifiutando fra l’altro candidature suggerite dal governo fascista, e la dignità di tutti i suoi membri, commemorando Volterra e Levi-Civita in occasione della scomparsa, come pure non esitando a pubblicare lavori di altri scienziati ebrei. Con il 1945, nonostante nuove riserve provenienti da settori conservatori della Curia, padre Gemelli fu l’artefice della ripresa della Pontificia Accademia delle Scienze e del suo successivo consolidamento, dimostrando in questo indubbia capacità organizzativa e sensibilità culturale.

La Pontificia Accademia delle Scienze (1936-1945)

BRESSAN, EDOARDO
2009

Abstract

Il saggio, contenuto nel volume Storia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, vol. VI, Agostino Gemelli e il suo tempo. Atti del convegno storico «“ Nel cuore della realtà”. Agostino Gemelli e il suo tempo». Milano, 28-30 aprile 2009, a cura di Maria Bocci, Milano, Vita e Pensiero, 2009, si basa sulla documentazione largamente inedita dei fondi “Corrispondenza” del Rettorato e “Gemelli-Scolari”, conservata presso l’Archivio dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Viene così ricostruito con una serie di nuovi elementi il ruolo svolto dal francescano padre Agostino Gemelli, rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore sin dalle origini, nella fondazione della Pontificia Accademia delle Scienze di cui fu il primo presidente. Il progetto fu fortemente voluto da Pio XI, nel quadro della sua peculiare visione culturale e nell’intento di ridare consistenza e prestigio a un’antica istituzione pontificia: padre Gemelli ne divenne subito interlocutore privilegiato, elaborando, in contatto con il cardinale Mercati, sia una bozza di Statuto sia una lista di accademici, integrando i componenti della precedente Pontificia Accademia dei Nuovi Lincei. Il criterio esplicitamente dichiarato fu quello di privilegiare l’eccellenza scientifica e culturale, inserendo diversi scienziati non cattolici, fra i quali spiccano numerosi premi Nobel e i grandi matematici ebrei Vito Volterra e Tullio Levi-Civita, quest’ultimo direttamente coinvolto nell’elaborazione progettuale, con un atteggiamento singolarmente diverso rispetto a quello assunto da padre Gemelli in altri contesti sulle relazioni della Chiesa con il mondo ebraico. Più complesso fu poi il rapporto con Pio XII, che diede inizialmente spazio a riserve e dubbi emersi nell’ambiente vaticano, superati da padre Gemelli anche grazie al legame diretto e cordiale con il sostituto presso la Segreteria di Stato, monsignor Giovanni Battista Montini. Il risultato non mancò: negli anni del conflitto papa Pacelli, avvalendosi dei suggerimenti del presidente, si espresse su temi molto delicati, riprendendo per esempio le posizioni di Max Planck sul significato della ricerca scientifica e sull’energia nucleare. Allo stesso tempo si accentuò la conflittualità con l’Accademia d’Italia e in generale con il regime, mentre la Pontificia Accademia delle Scienze difese la libertà dei suoi componenti, rifiutando fra l’altro candidature suggerite dal governo fascista, e la dignità di tutti i suoi membri, commemorando Volterra e Levi-Civita in occasione della scomparsa, come pure non esitando a pubblicare lavori di altri scienziati ebrei. Con il 1945, nonostante nuove riserve provenienti da settori conservatori della Curia, padre Gemelli fu l’artefice della ripresa della Pontificia Accademia delle Scienze e del suo successivo consolidamento, dimostrando in questo indubbia capacità organizzativa e sensibilità culturale.
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