Il saggio, contenuto nel volume A quarant’anni dal Concilio della speranza. L’attualità del Vaticano II. Atti del Convegno di Studi. Macerata, 4-6 maggio 2006, a cura di Duilio Bonifazi e Edoardo Bressan, Macerata, EUM, 2008, s’inserisce nell’ampio dibattito storiografico sul Concilio Vaticano II che ha caratterizzato lo scorso decennio. In particolare si sofferma sulla Gaudium et spes – la costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo approvata alla vigilia della conclusione dei lavori – in un contesto segnato dall’avvio del processo di globalizzazione dell’economia e da un legame sempre più stretto fra il problema della giustizia e quello della pace, che emergono davvero come i “segni dei tempi” che già la Pacem in terris di Giovanni XXIII nel 1963 aveva invitato a considerare. Fra attese del mondo e speranza cristiana s’inserisce anche l’intervento di Paolo VI, sostenuto per tali implicazioni soprattutto da Charles Journet e Jacques Maritain: in coerenza con la posizione assunta fin dall’inizio dei lavori nell’ottobre del 1962 e con l’enciclica Ecclesiam suam del 6 agosto 1964, ma riprendendo una lunga meditazione iniziata fin dagli anni Trenta, papa Montini vede nell’affronto di questi temi un esito irrinunciabile della novità conciliare. Certo la Gaudium et spes non può non essere letta anche come una sintesi della precedente “dottrina sociale” della Chiesa, risentendo dei condizionamenti specifici di una lunga fase storica, segnata dalla grande impresa fordista e dai sistemi di Welfare State, inevitabilmente collocata nell’orizzonte di una possibile “terza via” alternativa sia all’economia di mercato sia a quella pianificata dei regimi comunisti. Eppure proprio il legame con la dimensione evangelica, irriducibile all’orizzonte della storia, e l’esplicito intento di cogliere e interpretare i “segni dei tempi” consentono alla Gaudium et spes di superare quei condizionamenti di un’ideologia di ispirazione cristiana da cui non era stata esente l’evoluzione dell’insegnamento sociale della Chiesa dalla Rerum novarum in poi. Non ci si trova più davanti a un quadro di riferimento statico e già compreso all’interno di un ordine naturale prestabilito: il “bene comune” si può definire solo in modo dinamico e a questo fa riferimento anche la sottolineatura della “legittima autonomia delle realtà terrene”. Vi è qui un richiamo a quel distinguer pour unir che era stato, e continuava a essere, al centro della riflessione di Maritain e su questa base si possono più agevolmente esaminare le risposte alle istanze del “mondo contemporaneo”, che in realtà si presentano come proposte in un contesto forse per la prima volta messo a tema dal magistero, quello appunto della contemporaneità e della sua necessaria ermeneutica. Tre appaiono le grandi questioni sollevate dalla Gaudium et spes in rapporto al precedente magistero, corrispondenti ai temi della vita economica e sociale, della comunità politica, della realtà internazionale e della pace, con una significativa apertura alla prospettiva della non violenza, sull’esempio di Gandhi, Lanza del Vasto, Martin Luther King, Dorothy Day. La ricerca del “bene comune” non può esprimersi che nell’“oggi”, in quella contemporaneità di cui la Guadium et spes invita a cogliere il valore, non meramente strumentale ma costitutivo dell’umanesimo cristiano.

La Chiesa e le attese del mondo: la Gaudium et spes e l'insegnamento sociale della Chiesa

BRESSAN, EDOARDO
2008

Abstract

Il saggio, contenuto nel volume A quarant’anni dal Concilio della speranza. L’attualità del Vaticano II. Atti del Convegno di Studi. Macerata, 4-6 maggio 2006, a cura di Duilio Bonifazi e Edoardo Bressan, Macerata, EUM, 2008, s’inserisce nell’ampio dibattito storiografico sul Concilio Vaticano II che ha caratterizzato lo scorso decennio. In particolare si sofferma sulla Gaudium et spes – la costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo approvata alla vigilia della conclusione dei lavori – in un contesto segnato dall’avvio del processo di globalizzazione dell’economia e da un legame sempre più stretto fra il problema della giustizia e quello della pace, che emergono davvero come i “segni dei tempi” che già la Pacem in terris di Giovanni XXIII nel 1963 aveva invitato a considerare. Fra attese del mondo e speranza cristiana s’inserisce anche l’intervento di Paolo VI, sostenuto per tali implicazioni soprattutto da Charles Journet e Jacques Maritain: in coerenza con la posizione assunta fin dall’inizio dei lavori nell’ottobre del 1962 e con l’enciclica Ecclesiam suam del 6 agosto 1964, ma riprendendo una lunga meditazione iniziata fin dagli anni Trenta, papa Montini vede nell’affronto di questi temi un esito irrinunciabile della novità conciliare. Certo la Gaudium et spes non può non essere letta anche come una sintesi della precedente “dottrina sociale” della Chiesa, risentendo dei condizionamenti specifici di una lunga fase storica, segnata dalla grande impresa fordista e dai sistemi di Welfare State, inevitabilmente collocata nell’orizzonte di una possibile “terza via” alternativa sia all’economia di mercato sia a quella pianificata dei regimi comunisti. Eppure proprio il legame con la dimensione evangelica, irriducibile all’orizzonte della storia, e l’esplicito intento di cogliere e interpretare i “segni dei tempi” consentono alla Gaudium et spes di superare quei condizionamenti di un’ideologia di ispirazione cristiana da cui non era stata esente l’evoluzione dell’insegnamento sociale della Chiesa dalla Rerum novarum in poi. Non ci si trova più davanti a un quadro di riferimento statico e già compreso all’interno di un ordine naturale prestabilito: il “bene comune” si può definire solo in modo dinamico e a questo fa riferimento anche la sottolineatura della “legittima autonomia delle realtà terrene”. Vi è qui un richiamo a quel distinguer pour unir che era stato, e continuava a essere, al centro della riflessione di Maritain e su questa base si possono più agevolmente esaminare le risposte alle istanze del “mondo contemporaneo”, che in realtà si presentano come proposte in un contesto forse per la prima volta messo a tema dal magistero, quello appunto della contemporaneità e della sua necessaria ermeneutica. Tre appaiono le grandi questioni sollevate dalla Gaudium et spes in rapporto al precedente magistero, corrispondenti ai temi della vita economica e sociale, della comunità politica, della realtà internazionale e della pace, con una significativa apertura alla prospettiva della non violenza, sull’esempio di Gandhi, Lanza del Vasto, Martin Luther King, Dorothy Day. La ricerca del “bene comune” non può esprimersi che nell’“oggi”, in quella contemporaneità di cui la Guadium et spes invita a cogliere il valore, non meramente strumentale ma costitutivo dell’umanesimo cristiano.
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