Il saggio sostiene per via indiziaria e tramite la ricostruzione del contesto economico e figurativo della Recanati dei primi del '500, l'ipotesi che Lorenzo Lotto fosse già approdato in città prima del giugno 1506, quando è documentato con sicurezza in occasione del conferimento dell'incarico per il polittico dell'altare maggiore della locale chiesa di San Domenico. Il riesame dei documenti esistenti consente di trovare già nelle carte una traccia concreta, il riferimento a opere "fatte" nella "giovinezza, o meglio adolescenza" del pittore, una indicazione cronologica precisa, visto che l'adolescenza indicava l'età giovanile precedente la maggiore età di 25 anni, da poco superata da Lotto, nato intorno al 1480. Una abbondante documentazione, in gran parte inedita, consente di ricostruire la fisionomia di Recanati quale fiorente mercato artistico nel '400 nell'ambito della importante fiera che vi si svolgeva a settembre, in concomitanza con la festa della Natività della Vergine, venerata nel vicino santuario di Loreto. La città diveniva luogo di vendita di sostanze coloranti, provenienti soprattutto dalla Toscana e da Venezia, di manufatti artistici, come i cassoni e i "forzieri", di rilievi e dipinti, come quelli inviati da Bicci di Lorenzo nel 1472 e ben 30 tavole dipinte, forse parte di un unico complesso, spedite nel 1500 da un maestro Giovanni da Gaeta. L'ipotesi è dunque quella di un Lotto - peraltro figlio di un mercante- giunto a Recanati qualche anno prima del 1506 in occasione della fiera. Una prova abbastanza solida di un passaggio in loco di un'opera di Lotto anteriore al polittico di Recanati è fornita dalle opere del pittore Marchisiano di Giorgio, un oriundo slavo attivo a Tolentino e nei dintorni nei primi trent'anni del '500. Marchisiano appare caratterizzato dalla marcata tendenza a imitare, fino quasi al plagio, i modelli figurativi illustri con i quali entra in contatto in un raggio di azione abbastanza circoscritto fra Umbria e Marche (Foligno, Fabriano, Camerino, Macerata e Recanati con una probabile puntata giovanile a Roma). Le sue opere testimoniano di prestiti da Crivelli, Perugino, Signorelli e appunto Lotto: in ben due opere, la Madonna e un santo francescano di Sarnano e gli affreschi nella cappella di San Catervo a Tolentino (databili fra 1502 e 1508) troviamo una citazione letterale della figura della Madonna nella tavola di Lotto con la Madonna, il Bambino, San Giovannino e San Pietro Martire, oggi nel museo di Capodimonte a Napoli, datata sul retro "20 settembre 1503"; tradizionalmente collegato alla committenza del vescovo Bernardo de Rossi e alla congiura, sventata, ordita ai suoi danni nel settembre 1503, il dipinto fu probabilmente visibile a Recanati. Oltre agli indizi forniti dalle opere di Marchisiano, potrebbe sostenere l'ipotesi anche la presenza di San Pietro Martire, titolare di una cappella retta dalla confraternita degli schiavoni in San Domenico. Il santo veronese, secondo la tradizione, aveva predicato a Recanati, lasciando in dono una preziosa reliquia della croce; tale episodio, in passato erroneamente interpretato come una predica di San Domenico, viene riprodotto dallo stesso Lotto nella predella del polittico di San Domenico.

Ipotesi per la presenza di Lorenzo Lotto nelle Marche prima del polittico di San Domenico: Recanati, la sua fiera, la circolazione di dipinti e oggetti d’arte via mare

COLTRINARI, FRANCESCA
2009

Abstract

Il saggio sostiene per via indiziaria e tramite la ricostruzione del contesto economico e figurativo della Recanati dei primi del '500, l'ipotesi che Lorenzo Lotto fosse già approdato in città prima del giugno 1506, quando è documentato con sicurezza in occasione del conferimento dell'incarico per il polittico dell'altare maggiore della locale chiesa di San Domenico. Il riesame dei documenti esistenti consente di trovare già nelle carte una traccia concreta, il riferimento a opere "fatte" nella "giovinezza, o meglio adolescenza" del pittore, una indicazione cronologica precisa, visto che l'adolescenza indicava l'età giovanile precedente la maggiore età di 25 anni, da poco superata da Lotto, nato intorno al 1480. Una abbondante documentazione, in gran parte inedita, consente di ricostruire la fisionomia di Recanati quale fiorente mercato artistico nel '400 nell'ambito della importante fiera che vi si svolgeva a settembre, in concomitanza con la festa della Natività della Vergine, venerata nel vicino santuario di Loreto. La città diveniva luogo di vendita di sostanze coloranti, provenienti soprattutto dalla Toscana e da Venezia, di manufatti artistici, come i cassoni e i "forzieri", di rilievi e dipinti, come quelli inviati da Bicci di Lorenzo nel 1472 e ben 30 tavole dipinte, forse parte di un unico complesso, spedite nel 1500 da un maestro Giovanni da Gaeta. L'ipotesi è dunque quella di un Lotto - peraltro figlio di un mercante- giunto a Recanati qualche anno prima del 1506 in occasione della fiera. Una prova abbastanza solida di un passaggio in loco di un'opera di Lotto anteriore al polittico di Recanati è fornita dalle opere del pittore Marchisiano di Giorgio, un oriundo slavo attivo a Tolentino e nei dintorni nei primi trent'anni del '500. Marchisiano appare caratterizzato dalla marcata tendenza a imitare, fino quasi al plagio, i modelli figurativi illustri con i quali entra in contatto in un raggio di azione abbastanza circoscritto fra Umbria e Marche (Foligno, Fabriano, Camerino, Macerata e Recanati con una probabile puntata giovanile a Roma). Le sue opere testimoniano di prestiti da Crivelli, Perugino, Signorelli e appunto Lotto: in ben due opere, la Madonna e un santo francescano di Sarnano e gli affreschi nella cappella di San Catervo a Tolentino (databili fra 1502 e 1508) troviamo una citazione letterale della figura della Madonna nella tavola di Lotto con la Madonna, il Bambino, San Giovannino e San Pietro Martire, oggi nel museo di Capodimonte a Napoli, datata sul retro "20 settembre 1503"; tradizionalmente collegato alla committenza del vescovo Bernardo de Rossi e alla congiura, sventata, ordita ai suoi danni nel settembre 1503, il dipinto fu probabilmente visibile a Recanati. Oltre agli indizi forniti dalle opere di Marchisiano, potrebbe sostenere l'ipotesi anche la presenza di San Pietro Martire, titolare di una cappella retta dalla confraternita degli schiavoni in San Domenico. Il santo veronese, secondo la tradizione, aveva predicato a Recanati, lasciando in dono una preziosa reliquia della croce; tale episodio, in passato erroneamente interpretato come una predica di San Domenico, viene riprodotto dallo stesso Lotto nella predella del polittico di San Domenico.
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