L’esigenza della società moderna di massimizzare la produzione e la necessità di fronteggiare le conseguenze della rivoluzione industriale, hanno contribuito negli anni a deprimere le risorse biologiche naturali ponendone in dubbio il godimento da parte, non solo delle generazioni future, ma anche di quella attuale. Di fronte tale rischio, si è venuta aprendo una stagione del tutto nuova rispetto al tradizionale atteggiamento riguardo l’ambiente, una stagione di nuova politica, quella ambientale, che sta lentamente imponendo scelte di gestione razionale delle risorse naturali e conversione degli ecosistemi con tecnologie di minore impatto per l’ambiente e di maggiore tutela per la biodiversità e la salute dei cittadini al fine di conseguire lo sviluppo sostenibile delle attività economiche. L’aumentata sensibilità dell’opinione pubblica al tema ambientale e la raggiunta consapevolezza della crescente scarsità delle risorse e del valore della qualità della vita e della fragilità dell’equilibrio ecologico, hanno accelerato l’implementazione della politica ambientale comunitaria a difesa degli ecosistemi e della biodiversità e spinto il legislatore a cercare soluzioni al problema della tutela dell’ambiente ricorrendo a concetti e metodi dell’analisi economica del diritto e giungendo all’applicazione concreta del principio “chi inquina paga”, ossia dell’imputazione del costo ambientale al soggetto che altera l’equilibrio ecologico. In tale contesto e dinanzi all’aumento dell’urbanizzazione e delle infrastrutture, allo sfruttamento smodato delle risorse naturali e agli inquinamenti già in atto che stanno compromettendo l’integrità stessa della biodiversità sul territorio comunitario, l’Unione europea ha avviato un programma specifico a tutela della biodiversità (quale insieme delle specie, degli ecosistemi e del loro patrimonio genetico) nell’ambito delle azioni in materia ambientale, ponendola tra i principali obiettivi della propria politica e componente fondamentale della strategia sullo sviluppo sostenibile. Per proteggere la biodiversità e combattere l’estinzione delle specie animali e vegetali, invero, è stata data vita a “natura 2000”, una vasta rete di aree sensibili volte a proteggere animali e vegetali in via di estinzione, individuando e scegliendo siti naturali per caratteristiche, specie ed habitat. In tali zone la natura è tutelata e le attività umane per essa invasive, pur se esercitabili, devono risultare compatibili con la biodiversità protetta, con un’inversione della tipica influenza a senso unico delle attività antropica sulla natura, a favore di una incidenza naturale che sulle scelte umane viene a gravare. La realizzazione di progetti, piani o programmi e l’esecuzione di determinate tipologie di attività, infatti, possono aver luogo solo a seguito di previa valutazione positiva della loro attuabilità nel peculiare contesto naturale del sito tutelato e la scelta di attuabilità, oltre che per lo strumento pianificatorio gestionale di tipo tradizionale di tali aree, passa oggi attraverso un procedimento amministrativo complesso a carattere preventivo di nuova concezione: la valutazione di incidenza, procedura finalizzata ad accertare i limiti dell’intervento umano negli habitat tutelati e ad individuare le prescrizioni necessarie per consentire in tali aree la realizzazione di progetti, piani o programmi economici. E’ su tale istituto giuridico che muove il presente lavoro, con l’intenzione di analizzarne la disciplina e il funzionamento in concreto e di verificarne l’attuale implementazione sul territorio nazionale. Sennonché, come giustamente evidenziato dalla stessa Commissione nella sua comunicazione del 22 maggio 2006, intitolata “arrestare la perdita di biodiversità entro il 2010 e oltre”, la protezione sostenibile della biodiversità trascende “natura 2000” e lo strumento della valutazione di incidenza, richiedendo un’azione integrata di salvaguardia e ripristino della biodiversità e dei servizi ecosistemici in un contesto di maggior respiro che tenga anche conto dell’ambiente nella sua complessità e delle interrelazioni delle politiche internazionali sulle scelte locali, così come delle diverse possibili esternalità positive e negative dell’operato dell’uomo sulla tutela e lo sviluppo della biodiversità. Per tale ragione, quindi, prima di esaminare in concreto l’istituto giuridico della valutazione di incidenza, oggetto specifico del lavoro a cui sono stati dedicati i capitoli II e III, il capitolo I è stato destinato tutto ai presupposti di ragionamento, ossia: al concetto e alla nozione di ambiente, alla disciplina internazionale e comunitaria introdotta per la sua tutela, ai piani di azione a protezione della biodiversità, allo sfruttamento di essa, alla protezione di tale sfruttamento e al risarcimento dei danni causati agli equilibri ecosistemici.

La valutazione di incidenza. La tutela della biodiversità tra diritto comunitario, nazionale e regionale.

BENOZZO, MATTEO;
2009-01-01

Abstract

L’esigenza della società moderna di massimizzare la produzione e la necessità di fronteggiare le conseguenze della rivoluzione industriale, hanno contribuito negli anni a deprimere le risorse biologiche naturali ponendone in dubbio il godimento da parte, non solo delle generazioni future, ma anche di quella attuale. Di fronte tale rischio, si è venuta aprendo una stagione del tutto nuova rispetto al tradizionale atteggiamento riguardo l’ambiente, una stagione di nuova politica, quella ambientale, che sta lentamente imponendo scelte di gestione razionale delle risorse naturali e conversione degli ecosistemi con tecnologie di minore impatto per l’ambiente e di maggiore tutela per la biodiversità e la salute dei cittadini al fine di conseguire lo sviluppo sostenibile delle attività economiche. L’aumentata sensibilità dell’opinione pubblica al tema ambientale e la raggiunta consapevolezza della crescente scarsità delle risorse e del valore della qualità della vita e della fragilità dell’equilibrio ecologico, hanno accelerato l’implementazione della politica ambientale comunitaria a difesa degli ecosistemi e della biodiversità e spinto il legislatore a cercare soluzioni al problema della tutela dell’ambiente ricorrendo a concetti e metodi dell’analisi economica del diritto e giungendo all’applicazione concreta del principio “chi inquina paga”, ossia dell’imputazione del costo ambientale al soggetto che altera l’equilibrio ecologico. In tale contesto e dinanzi all’aumento dell’urbanizzazione e delle infrastrutture, allo sfruttamento smodato delle risorse naturali e agli inquinamenti già in atto che stanno compromettendo l’integrità stessa della biodiversità sul territorio comunitario, l’Unione europea ha avviato un programma specifico a tutela della biodiversità (quale insieme delle specie, degli ecosistemi e del loro patrimonio genetico) nell’ambito delle azioni in materia ambientale, ponendola tra i principali obiettivi della propria politica e componente fondamentale della strategia sullo sviluppo sostenibile. Per proteggere la biodiversità e combattere l’estinzione delle specie animali e vegetali, invero, è stata data vita a “natura 2000”, una vasta rete di aree sensibili volte a proteggere animali e vegetali in via di estinzione, individuando e scegliendo siti naturali per caratteristiche, specie ed habitat. In tali zone la natura è tutelata e le attività umane per essa invasive, pur se esercitabili, devono risultare compatibili con la biodiversità protetta, con un’inversione della tipica influenza a senso unico delle attività antropica sulla natura, a favore di una incidenza naturale che sulle scelte umane viene a gravare. La realizzazione di progetti, piani o programmi e l’esecuzione di determinate tipologie di attività, infatti, possono aver luogo solo a seguito di previa valutazione positiva della loro attuabilità nel peculiare contesto naturale del sito tutelato e la scelta di attuabilità, oltre che per lo strumento pianificatorio gestionale di tipo tradizionale di tali aree, passa oggi attraverso un procedimento amministrativo complesso a carattere preventivo di nuova concezione: la valutazione di incidenza, procedura finalizzata ad accertare i limiti dell’intervento umano negli habitat tutelati e ad individuare le prescrizioni necessarie per consentire in tali aree la realizzazione di progetti, piani o programmi economici. E’ su tale istituto giuridico che muove il presente lavoro, con l’intenzione di analizzarne la disciplina e il funzionamento in concreto e di verificarne l’attuale implementazione sul territorio nazionale. Sennonché, come giustamente evidenziato dalla stessa Commissione nella sua comunicazione del 22 maggio 2006, intitolata “arrestare la perdita di biodiversità entro il 2010 e oltre”, la protezione sostenibile della biodiversità trascende “natura 2000” e lo strumento della valutazione di incidenza, richiedendo un’azione integrata di salvaguardia e ripristino della biodiversità e dei servizi ecosistemici in un contesto di maggior respiro che tenga anche conto dell’ambiente nella sua complessità e delle interrelazioni delle politiche internazionali sulle scelte locali, così come delle diverse possibili esternalità positive e negative dell’operato dell’uomo sulla tutela e lo sviluppo della biodiversità. Per tale ragione, quindi, prima di esaminare in concreto l’istituto giuridico della valutazione di incidenza, oggetto specifico del lavoro a cui sono stati dedicati i capitoli II e III, il capitolo I è stato destinato tutto ai presupposti di ragionamento, ossia: al concetto e alla nozione di ambiente, alla disciplina internazionale e comunitaria introdotta per la sua tutela, ai piani di azione a protezione della biodiversità, allo sfruttamento di essa, alla protezione di tale sfruttamento e al risarcimento dei danni causati agli equilibri ecosistemici.
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