La questione femminile può essere collegata con l’intera storia del pensiero occidentale e con il dominio in essa di una logica identitaria che ha rimosso la differenza. Identità e differenza non sono termini da opporre a partire da una presunta origine pura posta come criterio di riferimento, ma sorgono insieme e trapassano l’uno nell’altro. Il venir meno della possibilità di risalire a un’origine si distanzia da una discendenza lineare aprendo a un modo ‘altro’ di considerare i differenti che non sia mero dominio di un termine sull’altro o indifferenza. Nell’apertura di una logica ‘altra’ che guardi al sorgere insieme delle differenze, a un loro continuo richiamarsi, l’identità, per quanto sia la configurazione di una forma necessaria, va rimessa in movimento. La questione femminile va allora affrontata a partire da questo mutato modo di intendere il problema dell’origine sulla scia di quanto rimarcato da Derrida che, contro una metafisica della presenza, invita a porsi sulle tracce di ciò che è stato rimosso. Distanziarsi da una prospettiva dell’origine implica che non vi sia un’essenza dell’uomo e della donna, ma un differenziarsi in cui sorgono le differenze. Per sottrarsi a una tradizione di pensiero sul politico dominata dalla neutralizzazione fallogocentrica della differenza sessuale, alcune autrici hanno tentato l’approdo a una condizione postumana, facendo proprie le tendenze del pensiero postmoderno. In questo senso, il nomadismo cerca di sfuggire alla fissità di un’identità facendo, tuttavia, scomparire il chi responsabile, poiché nell’indifferenza a ogni luogo, nell’indifferenza a ogni forma, nello sperimentare senza sosta, viene meno sia l’essere al maschile che al femminile. La linea di fuga dal dominio maschile è sviluppata inoltre attraverso un nuovo modo di intendere la corporeità, interscambiabile con la macchina, che vuole liberare dai condizionamenti di una presunta soggettività. La connessione con la macchina avvia a un corpo ridotto a un gioco di forze dipendente dall’ambiente che assume tutte le differenze perché a tutte indifferenti. Si tratta di una prospettiva in cui il corpo femminile si libera dalla differenza sessuale attraverso un indifferenziato divenire-macchina secondo una fattualità non più biologica ma tecnologica. Il rischio di queste prospettive è di tentare di sottrarsi alla gerarchia e al dominio attraverso un’indifferenza generalizzata che presentifica una nuova rimozione: la consapevolezza che l’essere umano si costituisce nel e con il differenziare, mai separabile dal differenziarsi. Il risultato di un mondo post-genere e post-appartenenza in cui il corpo femminile si sia liberato sperimentando dalla differenza sessuale è il ripristino del primato di una fattualità divenuta ormai tecnologica e non più biologica. Nomadismo e ibridazione essere umano-macchina finiscono per cadere nella dimensione dell’indifferenza, nella quale, venendo meno ogni attenzione all’avvertirsi responsabili nei confronti di qualcuno, si ricade nella mera datità biologica di un corpo o nella mera idealità di un approccio tecnico, prigioniero di un pensiero dell’identità, quale volontà di disporre integralmente di quanto si incontra di volta in volta. Rendere qualcosa ‘ideale’ vuol dire assicurarsi la possibilità di ripeterlo e di disporne (per questo gli esclusi sono stati da sempre idealizzati, privati cioè della loro realtà). Il compito è quello di avviarsi verso un’epoca ‘altra’, che oltrepassi l’indifferenza quale destino non più riprendibile e di recuperare l’attenzione alla differenza fra essere al maschile e al femminile, dischiudendo un modo ‘altro’ di rileggerle e interpretarle. È necessario aprire una logica nuova, che instauri una pluralità come non ripetizione dello stesso, che istituisca un essere insieme dei differenti in un’uguaglianza che non teme le differenze e le trasformazioni.

La differenza trasformata

AMADIO, Carla
2009

Abstract

La questione femminile può essere collegata con l’intera storia del pensiero occidentale e con il dominio in essa di una logica identitaria che ha rimosso la differenza. Identità e differenza non sono termini da opporre a partire da una presunta origine pura posta come criterio di riferimento, ma sorgono insieme e trapassano l’uno nell’altro. Il venir meno della possibilità di risalire a un’origine si distanzia da una discendenza lineare aprendo a un modo ‘altro’ di considerare i differenti che non sia mero dominio di un termine sull’altro o indifferenza. Nell’apertura di una logica ‘altra’ che guardi al sorgere insieme delle differenze, a un loro continuo richiamarsi, l’identità, per quanto sia la configurazione di una forma necessaria, va rimessa in movimento. La questione femminile va allora affrontata a partire da questo mutato modo di intendere il problema dell’origine sulla scia di quanto rimarcato da Derrida che, contro una metafisica della presenza, invita a porsi sulle tracce di ciò che è stato rimosso. Distanziarsi da una prospettiva dell’origine implica che non vi sia un’essenza dell’uomo e della donna, ma un differenziarsi in cui sorgono le differenze. Per sottrarsi a una tradizione di pensiero sul politico dominata dalla neutralizzazione fallogocentrica della differenza sessuale, alcune autrici hanno tentato l’approdo a una condizione postumana, facendo proprie le tendenze del pensiero postmoderno. In questo senso, il nomadismo cerca di sfuggire alla fissità di un’identità facendo, tuttavia, scomparire il chi responsabile, poiché nell’indifferenza a ogni luogo, nell’indifferenza a ogni forma, nello sperimentare senza sosta, viene meno sia l’essere al maschile che al femminile. La linea di fuga dal dominio maschile è sviluppata inoltre attraverso un nuovo modo di intendere la corporeità, interscambiabile con la macchina, che vuole liberare dai condizionamenti di una presunta soggettività. La connessione con la macchina avvia a un corpo ridotto a un gioco di forze dipendente dall’ambiente che assume tutte le differenze perché a tutte indifferenti. Si tratta di una prospettiva in cui il corpo femminile si libera dalla differenza sessuale attraverso un indifferenziato divenire-macchina secondo una fattualità non più biologica ma tecnologica. Il rischio di queste prospettive è di tentare di sottrarsi alla gerarchia e al dominio attraverso un’indifferenza generalizzata che presentifica una nuova rimozione: la consapevolezza che l’essere umano si costituisce nel e con il differenziare, mai separabile dal differenziarsi. Il risultato di un mondo post-genere e post-appartenenza in cui il corpo femminile si sia liberato sperimentando dalla differenza sessuale è il ripristino del primato di una fattualità divenuta ormai tecnologica e non più biologica. Nomadismo e ibridazione essere umano-macchina finiscono per cadere nella dimensione dell’indifferenza, nella quale, venendo meno ogni attenzione all’avvertirsi responsabili nei confronti di qualcuno, si ricade nella mera datità biologica di un corpo o nella mera idealità di un approccio tecnico, prigioniero di un pensiero dell’identità, quale volontà di disporre integralmente di quanto si incontra di volta in volta. Rendere qualcosa ‘ideale’ vuol dire assicurarsi la possibilità di ripeterlo e di disporne (per questo gli esclusi sono stati da sempre idealizzati, privati cioè della loro realtà). Il compito è quello di avviarsi verso un’epoca ‘altra’, che oltrepassi l’indifferenza quale destino non più riprendibile e di recuperare l’attenzione alla differenza fra essere al maschile e al femminile, dischiudendo un modo ‘altro’ di rileggerle e interpretarle. È necessario aprire una logica nuova, che instauri una pluralità come non ripetizione dello stesso, che istituisca un essere insieme dei differenti in un’uguaglianza che non teme le differenze e le trasformazioni.
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