A volte c'è un cancello che ci si chiude alle spalle e inesorabilmente ci si chiede: perché alcuni luoghi restano? Perché continuano ad abitare la memoria di chi li ha vissuti anche solo pochi giorni? Il volume tenta di rispondere a queste domande attraverso una ricerca etnosociologica. Il “campo” di studio è Cagliari come “destinazione madre” e i luoghi che la circondano, dove il turismo ha ritmi e forme proprie e mutano i tempi e i modi di attraversare gli spazi. In questo contesto gli agriturismi del cagliaritano — e in particolare La fattoria delle tartarughe — funzionano come veri e propri “laboratori vivi” ed esprimono realtà che i dati quantitativi non leggono. Con l’osservazione partecipante, alimentata dall'integrazione fra parole e immagini, l’autrice ha intrecciato dati e categorie sociologiche con gli sguardi ai tavoli della colazione, con i tramonti osservati sempre dallo stesso angolo, con le giornate vissute insieme ad ospiti e ospitanti, tessendo la trama di un vero e proprio racconto. Da anni “abita” La fattoria delle tartarughe, ma negli ultimi ha volutamente scelto questo luogo come case study emblematico di quanto sta accadendo in numerosi “universi” turistici: un “laboratorio” speciale che le ha insegnato ad osservare il viaggio principalmente attraverso le relazioni. Il suo racconto narra un turismo visto più come legame che come attività, con l’intento di offrire — a chi lo realizza, lo studia o lo insegna — una riflessione su forme di ospitalità capaci di dare futuro a quei valori perduti che molti viaggiatori oggi desiderano, spesso senza saperli nominare.
Turismi alla ricerca dei valori perduti. "La fattoria delle tartarughe"
Francesconi, Chiara
2026-01-01
Abstract
A volte c'è un cancello che ci si chiude alle spalle e inesorabilmente ci si chiede: perché alcuni luoghi restano? Perché continuano ad abitare la memoria di chi li ha vissuti anche solo pochi giorni? Il volume tenta di rispondere a queste domande attraverso una ricerca etnosociologica. Il “campo” di studio è Cagliari come “destinazione madre” e i luoghi che la circondano, dove il turismo ha ritmi e forme proprie e mutano i tempi e i modi di attraversare gli spazi. In questo contesto gli agriturismi del cagliaritano — e in particolare La fattoria delle tartarughe — funzionano come veri e propri “laboratori vivi” ed esprimono realtà che i dati quantitativi non leggono. Con l’osservazione partecipante, alimentata dall'integrazione fra parole e immagini, l’autrice ha intrecciato dati e categorie sociologiche con gli sguardi ai tavoli della colazione, con i tramonti osservati sempre dallo stesso angolo, con le giornate vissute insieme ad ospiti e ospitanti, tessendo la trama di un vero e proprio racconto. Da anni “abita” La fattoria delle tartarughe, ma negli ultimi ha volutamente scelto questo luogo come case study emblematico di quanto sta accadendo in numerosi “universi” turistici: un “laboratorio” speciale che le ha insegnato ad osservare il viaggio principalmente attraverso le relazioni. Il suo racconto narra un turismo visto più come legame che come attività, con l’intento di offrire — a chi lo realizza, lo studia o lo insegna — una riflessione su forme di ospitalità capaci di dare futuro a quei valori perduti che molti viaggiatori oggi desiderano, spesso senza saperli nominare.| File | Dimensione | Formato | |
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