The essay analyzes the evolution of health policies and legal-administrative measures adopted in Italy during the 19th century to counter the spread of syphilis. Elevated to an “archetypal social disease” and a symptom of deprecable customs, the venereal infection was perceived as a lethal threat to the biological and moral stability of the Nation. Moving from the consolidation of the so-called système français of Napoleonic origin, the study reveals the progressive alignment between the bourgeoisie's securitarian obsession with the “dangerous classes” and the medicalization of the female body for venereal control and prophylaxis. At the center of the analysis emerges the crucial role of the Torinese physician Casimiro Sperino in the genesis of the Regulation on prostitution for the city of Turin (1857) and the more famous "Cavour Regulation" of 1860, the authentic birth certificate of state regulation of prostitution in united Italy. Through the institution of compulsory medical inspection — entrusted first to the police and later to specialized doctors employed by the Police Headquarters — and of sifilicomi (structures formally healthcare-oriented but substantially carceral), the liberal State tended to suspend common law, justifying its actions on alleged grounds of necessity and urgency linked to the fear of large-scale contagion. A double standard of legality was thus structured to the detriment of the individual guarantees of women prostitutes (or presumed as such). This regulation, particularly vexatious toward women from the humblest social backgrounds, animated an intense debate between the 19th and 20th centuries within public opinion, Parliament, and among scientists and jurists of diverse cultural, moral, and political sensibilities. In the parabola of reforms and abolitionist tensions, there alternated the turning point of the Crispi Regulation of 1888 — which attempted the abolition of the sifilicomi and the limitation of police abuses — and the securitarian backlash imposed by the Nicotera Regulation of 1891, triggered by social panic over the outbreak of venereal contagions in foundling hospitals. The study concludes by examining the Giolittian era and the Consolidated Health Law of 1907: although on a clinical level the prostitute was finally considered a "victim" of the contagion rather than a criminal dispenser of diseases, the incomplete abolition of police oversight on prostitution shows the intimate contradictions and the bourgeois hypocrisy of the liberal State, paving the way for the future policies of segregation of prostitutes implemented by the Fascist regime.

Il saggio analizza l’evoluzione delle politiche sanitarie e dei dispositivi giuridico-amministrativi adottati in Italia nel corso del XIX secolo per contrastare la diffusione della sifilide. Elevata a «malattia sociale archetipica» e sintomo di costumi deprecabili, l’infezione venerea venne percepita come una minaccia letale per la stabilità biologica e morale della nazione. Muovendo dal consolidamento del cosiddetto système français di matrice napoleonica, lo studio svela la progressiva saldatura tra l’ossessione securitaria della borghesia verso le «classi pericolose» e la medicalizzazione del corpo femminile per il controllo e la profilassi venerea. Al centro dell’analisi emerge il ruolo cruciale del medico torinese Casimiro Sperino nella genesi del Regolamento sulla prostituzione per la città di Torino (1857) e del più celebre "Regolamento Cavour" del 1860, autentico atto di nascita della regolamentazione statale del meretricio nell’Italia unita. Attraverso l’istituzione dell’ispezione medica coatta — affidata prima alla polizia e poi a medici specializzati alle dipendenze della Questura — e dei sifilicomi (strutture formalmente sanitarie ma sostanzialmente carcerarie), lo Stato liberale tese a sospendere il diritto comune, giustificando le sue azioni su pretese ragioni di necessità e urgenza legate al timore di un contagio su larga scala. Si strutturò così un doppio livello di legalità a scapito delle garanzie individuali delle donne prostitute o presunte tali. Questa regolamentazione, particolarmente vessatoria nei confronti delle donne di estrazione sociale più umile, animò tra XIX e XX secolo un acceso dibattito nell’opinione pubblica, in Parlamento e tra scienziati e giuristi delle più diverse sensibilità culturali, morali e politiche. Nella parabola delle riforme e delle tensioni abolizioniste si alternarono, pertanto, la svolta del Regolamento crispino del 1888 — che tentò l’abolizione dei sifilicomi e la limitazione degli abusi di polizia — e il riflusso securitario imposto dal Regolamento Nicotera del 1891, scaturito dal panico sociale per lo scoppio di contagi venerei nei brefotrofi. Lo studio si conclude esaminando l’età giolittiana e il Testo Unico delle leggi sanitarie del 1907: sebbene sul piano clinico la prostituta venga finalmente considerata una "vittima" del contagio e non più una criminale dispensatrice di morbi, l’incompiuta abolizione della tutela poliziesca del meretricio mostra le intime contraddizioni e l'ipocrisia del buon costume borghese dello Stato liberale, aprendo la strada alle future politiche di segregazione delle prostitute messe in atto dal regime fascista.

L’incubo della malattia incurabile: repressione della prostituzione e governo igienico-sanitario della sifilide nell’Italia dell’Ottocento

Andrea Raffaele Amato
2026-01-01

Abstract

The essay analyzes the evolution of health policies and legal-administrative measures adopted in Italy during the 19th century to counter the spread of syphilis. Elevated to an “archetypal social disease” and a symptom of deprecable customs, the venereal infection was perceived as a lethal threat to the biological and moral stability of the Nation. Moving from the consolidation of the so-called système français of Napoleonic origin, the study reveals the progressive alignment between the bourgeoisie's securitarian obsession with the “dangerous classes” and the medicalization of the female body for venereal control and prophylaxis. At the center of the analysis emerges the crucial role of the Torinese physician Casimiro Sperino in the genesis of the Regulation on prostitution for the city of Turin (1857) and the more famous "Cavour Regulation" of 1860, the authentic birth certificate of state regulation of prostitution in united Italy. Through the institution of compulsory medical inspection — entrusted first to the police and later to specialized doctors employed by the Police Headquarters — and of sifilicomi (structures formally healthcare-oriented but substantially carceral), the liberal State tended to suspend common law, justifying its actions on alleged grounds of necessity and urgency linked to the fear of large-scale contagion. A double standard of legality was thus structured to the detriment of the individual guarantees of women prostitutes (or presumed as such). This regulation, particularly vexatious toward women from the humblest social backgrounds, animated an intense debate between the 19th and 20th centuries within public opinion, Parliament, and among scientists and jurists of diverse cultural, moral, and political sensibilities. In the parabola of reforms and abolitionist tensions, there alternated the turning point of the Crispi Regulation of 1888 — which attempted the abolition of the sifilicomi and the limitation of police abuses — and the securitarian backlash imposed by the Nicotera Regulation of 1891, triggered by social panic over the outbreak of venereal contagions in foundling hospitals. The study concludes by examining the Giolittian era and the Consolidated Health Law of 1907: although on a clinical level the prostitute was finally considered a "victim" of the contagion rather than a criminal dispenser of diseases, the incomplete abolition of police oversight on prostitution shows the intimate contradictions and the bourgeois hypocrisy of the liberal State, paving the way for the future policies of segregation of prostitutes implemented by the Fascist regime.
2026
9791257012168
Il saggio analizza l’evoluzione delle politiche sanitarie e dei dispositivi giuridico-amministrativi adottati in Italia nel corso del XIX secolo per contrastare la diffusione della sifilide. Elevata a «malattia sociale archetipica» e sintomo di costumi deprecabili, l’infezione venerea venne percepita come una minaccia letale per la stabilità biologica e morale della nazione. Muovendo dal consolidamento del cosiddetto système français di matrice napoleonica, lo studio svela la progressiva saldatura tra l’ossessione securitaria della borghesia verso le «classi pericolose» e la medicalizzazione del corpo femminile per il controllo e la profilassi venerea. Al centro dell’analisi emerge il ruolo cruciale del medico torinese Casimiro Sperino nella genesi del Regolamento sulla prostituzione per la città di Torino (1857) e del più celebre "Regolamento Cavour" del 1860, autentico atto di nascita della regolamentazione statale del meretricio nell’Italia unita. Attraverso l’istituzione dell’ispezione medica coatta — affidata prima alla polizia e poi a medici specializzati alle dipendenze della Questura — e dei sifilicomi (strutture formalmente sanitarie ma sostanzialmente carcerarie), lo Stato liberale tese a sospendere il diritto comune, giustificando le sue azioni su pretese ragioni di necessità e urgenza legate al timore di un contagio su larga scala. Si strutturò così un doppio livello di legalità a scapito delle garanzie individuali delle donne prostitute o presunte tali. Questa regolamentazione, particolarmente vessatoria nei confronti delle donne di estrazione sociale più umile, animò tra XIX e XX secolo un acceso dibattito nell’opinione pubblica, in Parlamento e tra scienziati e giuristi delle più diverse sensibilità culturali, morali e politiche. Nella parabola delle riforme e delle tensioni abolizioniste si alternarono, pertanto, la svolta del Regolamento crispino del 1888 — che tentò l’abolizione dei sifilicomi e la limitazione degli abusi di polizia — e il riflusso securitario imposto dal Regolamento Nicotera del 1891, scaturito dal panico sociale per lo scoppio di contagi venerei nei brefotrofi. Lo studio si conclude esaminando l’età giolittiana e il Testo Unico delle leggi sanitarie del 1907: sebbene sul piano clinico la prostituta venga finalmente considerata una "vittima" del contagio e non più una criminale dispensatrice di morbi, l’incompiuta abolizione della tutela poliziesca del meretricio mostra le intime contraddizioni e l'ipocrisia del buon costume borghese dello Stato liberale, aprendo la strada alle future politiche di segregazione delle prostitute messe in atto dal regime fascista.
L’essai analyse l’évolution des politiques sanitaires et des dispositifs juridico-administratifs adoptés en Italie au cours du XIXe siècle pour lutter contre la propagation de la syphilis. Élevée au rang de « maladie sociale archétypique » et de symptôme de mœurs dépravées, l’infection vénérienne était perçue comme une menace mortelle pour la stabilité biologique et morale de la Nation. À partir de la consolidation du système français d’origine napoléonienne, l’étude révèle l’alignement progressif entre l’obsession sécuritaire de la bourgeoisie envers le spectre des « classes dangereuses » et la médicalisation du corps féminin à des fins de contrôle et de prophylaxie vénérienne. Au centre de l’analyse émerge le rôle crucial du médecin turinois Casimiro Sperino dans la genèse du Règlement sur la prostitution pour la ville de Turin (1857) et du plus célèbre « Règlement Cavour » de 1860, véritable acte de naissance de la réglementation étatique du mérétricat dans l’Italie unie. À travers l’institution de l’inspection médicale obligatoire — confiée d’abord à la police, puis à des médecins spécialisés dépendant de la préfecture de police (Questura) — et des sifilicomi (structures formellement sanitaires mais substantiellement carcérales), l’État libéral a eu tendance à suspendre le droit commun, justifiant ses actions par de prétendues raisons de nécessité et d’urgence liées à la crainte d’une contagion à grande échelle. Un double niveau de légalité s’est ainsi structuré au détriment des garanties individuelles des femmes prostituées (ou présumées telles). Cette réglementation, particulièrement vexatoire à l’égard des femmes issues des milieux sociaux les plus humbles, a alimenté un débat intense entre le XIXe et le XXe siècle au sein de l’opinion publique, du Parlement, ainsi qu’entre scientifiques et juristes de sensibilités culturelles, morales et politiques diverses. Dans la parabole des réformes et des tensions abolitionnistes se sont ainsi alternés le tournant du Règlement crispino de 1888 — qui tenta l’abolition des sifilicomi et la limitation des abus policiers — et le reflux sécuritaire imposé par le Règlement Nicotera de 1891, déclenché par la panique sociale face à l’explosion de contagions vénériennes dans les usines à bébés (brefotrofi). L’étude se conclut par l’examen de l’époque giolittienne et de la Loi unique sur la santé de 1907 : bien que sur le plan clinique la prostituée soit enfin considérée comme une « victime » de la contagion et non plus come une criminelle distributrice de maladies, l’abolition incomplète de la tutelle policière sur le mérétricat montre les contradictions intimes et l’hypocrisie bourgeoise de l’État libéral, ouvrant la voie aux futures politiques de ségrégation des prostituées qui seront mises en œuvre par le régime fasciste.
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Descrizione: 1. AMATO, Andrea Raffaele L’incubo della malattia incurabile: repressione della prostituzione e governo igienico-sanitario della sifilide nell’Italia dell’Ottocento, in Dal diritto della salute al diritto alla salute. Storia, istituzioni, problemi della sanità in Italia tra Otto e Novecento, a cura di Luigi Lacchè, coll. I libri di Viella, n. 597, Roma, Viella, 2026, pp. 429-451
Tipologia: Versione editoriale (versione pubblicata con il layout dell'editore)
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11393/379611
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