In epoca attuale, le migrazioni collegate alle crisi ambientali e al mutamento climatico rappresentano un fenomeno di proporzioni rilevanti, che può coinvolgere popolazioni intere costrette a spostarsi non solo all’interno del proprio paese, ma anche a superare i confini nazionali e continentali. La mobilità umana nel contesto del cambiamento climatico è correlata a diverse tipologie di fattori che stanno assumendo una tendenza incrementale: la frequenza e la violenza dei cicloni tropicali, delle piogge, dei tifoni e dei terremoti; la siccità e la desertificazione; l’innalzamento del livello dei mari. Se il piano della rappresentazione sociologica si presenta ben delimitato negli approcci teorici e nelle esperienze di ricerca, in tema di riconoscimento dei diritti e di tutela legale per la categoria dei migranti climatici, il quadro appare, invece, sfuocato. A tale vuoto fa da pendant un dinamismo giurisprudenziale che colma il gap normativo in risposta alle istanze proposte alle corti in corrispondenza di casi singoli. Complessivamente, il regime della protezione internazionale viene disciplinato dalla Convenzione di Ginevra sullo status dei rifugiati del 1951, che non prevede una tutela specifica per i migranti climatici e ambientali. Viene così a configurarsi uno status legale incerto e, per alcuni versi, indefinito, che inibisce di fatto a questa categoria di persone, che spesso versano in condizioni di particolare vulnerabilità, un accesso automatico ai diritti derivanti dalla cittadinanza sociale. Il saggio pone in discussione il discorso pubblico e le narrazioni sulle migrazioni climatiche e ambientali seguendo una prospettiva critica rivolta alla recente evoluzione giurisprudenziale in rifermento ad alcune sentenze paradigmatiche in materia di riconoscimento dello status di “rifugiato climatico”, sul piano interno e internazionale. Tali pronunciamenti apportano un contributo decisivo alla creazione di un nuovo filone giurisprudenziale indirizzato all’ammissione di forme di protezione internazionale nel segno di un’interpretazione evolutiva e dinamica in materia di diritti umani. Questi impulsi innovativi avviano processi di mutamento nell’ambito della regolazione normativa complessiva producendo, nel tempo, un riconoscimento “formale” di nuovi modelli migratori.

Le migrazioni climatiche tra discorso pubblico, narrazioni istituzionali e processi di mutamento sociale

Zanier, M. L.
2026-01-01

Abstract

In epoca attuale, le migrazioni collegate alle crisi ambientali e al mutamento climatico rappresentano un fenomeno di proporzioni rilevanti, che può coinvolgere popolazioni intere costrette a spostarsi non solo all’interno del proprio paese, ma anche a superare i confini nazionali e continentali. La mobilità umana nel contesto del cambiamento climatico è correlata a diverse tipologie di fattori che stanno assumendo una tendenza incrementale: la frequenza e la violenza dei cicloni tropicali, delle piogge, dei tifoni e dei terremoti; la siccità e la desertificazione; l’innalzamento del livello dei mari. Se il piano della rappresentazione sociologica si presenta ben delimitato negli approcci teorici e nelle esperienze di ricerca, in tema di riconoscimento dei diritti e di tutela legale per la categoria dei migranti climatici, il quadro appare, invece, sfuocato. A tale vuoto fa da pendant un dinamismo giurisprudenziale che colma il gap normativo in risposta alle istanze proposte alle corti in corrispondenza di casi singoli. Complessivamente, il regime della protezione internazionale viene disciplinato dalla Convenzione di Ginevra sullo status dei rifugiati del 1951, che non prevede una tutela specifica per i migranti climatici e ambientali. Viene così a configurarsi uno status legale incerto e, per alcuni versi, indefinito, che inibisce di fatto a questa categoria di persone, che spesso versano in condizioni di particolare vulnerabilità, un accesso automatico ai diritti derivanti dalla cittadinanza sociale. Il saggio pone in discussione il discorso pubblico e le narrazioni sulle migrazioni climatiche e ambientali seguendo una prospettiva critica rivolta alla recente evoluzione giurisprudenziale in rifermento ad alcune sentenze paradigmatiche in materia di riconoscimento dello status di “rifugiato climatico”, sul piano interno e internazionale. Tali pronunciamenti apportano un contributo decisivo alla creazione di un nuovo filone giurisprudenziale indirizzato all’ammissione di forme di protezione internazionale nel segno di un’interpretazione evolutiva e dinamica in materia di diritti umani. Questi impulsi innovativi avviano processi di mutamento nell’ambito della regolazione normativa complessiva producendo, nel tempo, un riconoscimento “formale” di nuovi modelli migratori.
2026
979-12-82421-16-4
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