Valicati dunque gli Appennini Umbro-marchigiani presso Colfiorito, la Via Lauretana scendeva lungo la Val di Chienti, attraversando Serravalle, Pontelatrave – ulteriore punto di raccordo con gli itinerari della transumanza – e Valcimarra. Fino a Tolentino la conformazione orografica del suolo non permetteva alla strada significative divagazioni rispetto al corso del fiume . A Belforte del Chienti la Via Lauretana è già menzionata nel sesto libro degli Statuti Comunali, definitivamente approvati nel 1536, annoverata fra le strade regali . Il tracciato giungeva infatti dal territorio di Borgiano e tramite la Corta di Borgo San Giovanni saliva alla Porta di Triturano, a sud. Da qui un breve raccordo, disteso sotto le mura prospicienti il fiume dalla parte orientale, lo riconnetteva alla chiesa di San Sebastiano , eretta dalla Comunità nel 1479, cui era annesso l'ospedale dei poveri . Tramite una piaggia la strada scendeva al Borgo Santa Maria, dove sorge la parrocchiale di San Pietro, già monastero silvestrino istituito al termine del XIII secolo, ed hospitium; dopo di che la via, riaccostandosi al fiume, volgeva a Tolentino . Fin da allora quanti non intendevano salire al castello potevano percorre la via che dal Borgo di San Giovanni, correndo parallela alla riva sinistra del Chienti, portava al Borgo di Santa Maria, lungo il tracciato di Via dell'Arme . Il toponimo deriva dal fatto che qui, per contenere la rupe franata con il terremoto del 1741, il Papa Lambertini ordinò che si costruisse un robusto muraglione, eretto tre anni dopo, con una lunghezza di circa 66 m, e sul manufatto fece collocare una lapide commemorativa riportante il suo stemma. La direzione dei lavori fu affidata al cardinale Domenico Riviera, prefetto della Congregazione del Buon Governo, e la strada venne csì preservata dalla rovina . In quest’area, alle pendici del colle su cui è arroccato il castello, devono essersi verosimilmente verificati quei ripetuti episodi di dissesto idro-geologico di cui si ha memoria e che, causati dal fiume, producevano frane e smottamenti. Fu per salvaguardare la sede stradale che, sul finire del Seicento, la Comunità di Belforte deviò il Chienti nel terreno di un tale di nome Nicola Pallucchino; ed ancora, nell’ambito dei lavori di manutenzione della strada voluti da Clemente XI ed eseguiti nel 1706 e nel 1708 sulla base dello studio prodotto da Sebastiano Cipriani, architetto della Reverenda Camera Apostolica, esso venne dirottato in una strada preesistente ben più lontana . A Macerata, che fu sede del Legato Pontificio, nell'ambito della ristrutturazione della Flaminia Lauretana promossa da Gregorio XIII venne riedificata la Porta di San Salvatore, ora «portam Romanam», accesso principale alla cinta muraria al termine dello stradone aperto nel 1579, lungo cui sarebbe sorto il «Burgo Boncompagno» . Se ne conserva il disegno, prodotto da Pompeo Floriani . Sull'opposto settore della città invece, lungo la strada vecchia per Loreto, per il ristoro dei pellegrini venne realizzzata la Fonte della Quercia, «Seden. G. XIII P.M. A.D. 1577», come recita la lapide ivi affissa, appena passato il Borgo di San Giuliano, che non a caso Pompeo Compagnoni chiama «Burgum Laureti» . Dal colle di Macerata l'itinerario passava nella Valle del Pontenza, che abbandonava poco dopo per dirigersi alla volta di Recanati, diretto alla Posta di Sambucheto; le due varianti più antiche prevedevano il passaggio all'odierna Madonna del Monte, ovvero all'abazia benedettina di San Firmano, nel Comune di Montelupone. Più recente ancora – e comunque esistente prima del 1645 – ma destinata progressivamente a prevalere dopo l’opera di bonifica delle Piane del Potenza intrapresa da Schiavoni e Albanesi tra il XV ed il XVI secolo, è la strada di Villa Potenza . Nella città di Recanati la stazione postale è attestata nel XVII e nel XIX secolo, ma non risulta attiva per tutto il Settecento . Il seguente percorso che porta a Loreto, poi, ha conosciuto nel tempo alcune variazioni sensibili. Il tracciato più antico usciva dalla città per Porta Marina e, dopo essersi avviato verso la costa adriatica, si immetteva nella Via Brecciarum la quale, scesa un po’ a sinistra verso la Valle del Musone, rimontava faticosamente il Monte Prodo e perveniva dinnanzi al Santuario. Dato lo stato in cui versava la carreggiata e per rendere il viaggio più agevole ai pellegrini che in numero sempre maggiore si recavano a Loreto, a partire dal 1428 si andò affermando la Via Vallis Cerri, che invece di risalire la costa, dalle Brecce girava a sud del colle e ne vinceva più comodamente il dislivello . Si giungeva in Santa Casa passando altrimenti per San Girolamo e risalendo per il Carpine: da qui i pellegrini scendevano attraverso l’area di Montereale vecchio alla basilica, recitando le Litanie Lauretane . Un ulteriore percorso principiava dalla Porta di San Francesco a Recanati, ne lambiva il convento e degradando sempre sul dorso della collina verso il fiume, andava a riallacciarsi con Via Brecce . Il tronco stradale aperto da Gregorio XIII era, nella sostanza, coincidente con quello attualmente marcato dalla Provinciale 77, ma con arrivo tramite la Via Piana, poi passata in second’ordine con l’apertura della Via di Montereale, voluta da Sisto V, diretta a scavalcare il colle dalla Burbera . Bruno Longarini e Adalberto Solari poi riferiscono di una via costiera per Ancona attraverso Numana e Sirolo, «sparita per abbandono» quando il Santuario di Loreto si era ormai sviluppato, così che per il settentrione si passava tramite la congiungente Recanati e Osimo. Per questo nel XV secolo si operò per costruire un ponte sul Fiume Musone, che consentisse un itinerario diretto verso la Città Dorica, a partire appunto da Via Costa d’Ancona la quale si originava – come è tuttora – da Via Impaccio, nel punto in cui si trova la Fonte della Croce. Durante il pontificato di Gregorio XIII si migliorò il tracciato, scansando la difficoltà dell’erta con la realizzazione dei tornanti dei Lamaticci . Fu infatti il Papa Boncompagni che nel 1573 ordinò di «fare per comodo delli pellegrini una strada dal ponte Moscione fino alla croce di Loreto», collocata quest’ultima dal governatore Roberto Sassatelli a lavori ultimati, nel 1574, sul punto in cui la strada della costa d’Ancona si congiunge con Via del Pozzo . Fino all’inizio del XX secolo il percorso seguito era generalmente quello per Villa Musone, le Crocette, San Rocchetto e Camerano; risalgono infatti al 1905 i lavori per il tratto di strada da Ancona per la Baraccola a Porto Recanati, l’odierna Statale 16 "Adriatica" . La "Crocetta" di Castelfidardo, che dà il nome alla frazione, ricorda l’apertura di questo tratto di strada voluto da Papa, avvenuta nel 1576, nel luogo in cui il tracciato scavalca la dorsale collinare che separa le valli dell’Aspio e del Musone . Da San Rocchetto, due sono i percorsi per Ancona. Il diverticolo più vecchio , passato l’Aspio dopo Ponte Asciato, seguitava costeggiando il torrente, ricalcando l’odierna Provinciale 2; toccava l’Osteriaccia all’incrocio con la strada per Osimo – oggi Via Sbrozzola – per poi salire fino a tagliare le pendici orientali del Monte Umbriano da cui, seguendo il tracciato della Provinciale 29 e attraversando un paesaggio collinare che man mano si fa più dolce, arrivava in pianura «all’Osteria dell’Angelo lungi sette miglia da Ancona» . In alternativa , al di là dell’Aspio si prosegue verso nord lungo la Provinciale 10, «detta Romana» , che giunge il località Burattini per poi attraversare il centro di Camerano da cui ne ridiscende per congiungersi con l'altra strada presso Angeli di Varano. Nella Città Dorica invece, il rapporto tra la strada e l'orografia fu spesso problematico in quanto alla «comodità della condotta». Nel XVI secolo vi si accedeva sulla Strada Cameranese passando per Ponte Conocchio, poi sotto le rupi dell’Astagno, giungendo così presso la chiesa di Sant’Agostino.

L'antica Via Lauretana: itinerario «sì corporale, come spirituale» da Roma a Loreto. Parte prima: il percorso laziale Parte seconda: il percorso umbro Parte terza: il percorso marchigiano

ALIMENTI, GIACOMO
2019

Abstract

Valicati dunque gli Appennini Umbro-marchigiani presso Colfiorito, la Via Lauretana scendeva lungo la Val di Chienti, attraversando Serravalle, Pontelatrave – ulteriore punto di raccordo con gli itinerari della transumanza – e Valcimarra. Fino a Tolentino la conformazione orografica del suolo non permetteva alla strada significative divagazioni rispetto al corso del fiume . A Belforte del Chienti la Via Lauretana è già menzionata nel sesto libro degli Statuti Comunali, definitivamente approvati nel 1536, annoverata fra le strade regali . Il tracciato giungeva infatti dal territorio di Borgiano e tramite la Corta di Borgo San Giovanni saliva alla Porta di Triturano, a sud. Da qui un breve raccordo, disteso sotto le mura prospicienti il fiume dalla parte orientale, lo riconnetteva alla chiesa di San Sebastiano , eretta dalla Comunità nel 1479, cui era annesso l'ospedale dei poveri . Tramite una piaggia la strada scendeva al Borgo Santa Maria, dove sorge la parrocchiale di San Pietro, già monastero silvestrino istituito al termine del XIII secolo, ed hospitium; dopo di che la via, riaccostandosi al fiume, volgeva a Tolentino . Fin da allora quanti non intendevano salire al castello potevano percorre la via che dal Borgo di San Giovanni, correndo parallela alla riva sinistra del Chienti, portava al Borgo di Santa Maria, lungo il tracciato di Via dell'Arme . Il toponimo deriva dal fatto che qui, per contenere la rupe franata con il terremoto del 1741, il Papa Lambertini ordinò che si costruisse un robusto muraglione, eretto tre anni dopo, con una lunghezza di circa 66 m, e sul manufatto fece collocare una lapide commemorativa riportante il suo stemma. La direzione dei lavori fu affidata al cardinale Domenico Riviera, prefetto della Congregazione del Buon Governo, e la strada venne csì preservata dalla rovina . In quest’area, alle pendici del colle su cui è arroccato il castello, devono essersi verosimilmente verificati quei ripetuti episodi di dissesto idro-geologico di cui si ha memoria e che, causati dal fiume, producevano frane e smottamenti. Fu per salvaguardare la sede stradale che, sul finire del Seicento, la Comunità di Belforte deviò il Chienti nel terreno di un tale di nome Nicola Pallucchino; ed ancora, nell’ambito dei lavori di manutenzione della strada voluti da Clemente XI ed eseguiti nel 1706 e nel 1708 sulla base dello studio prodotto da Sebastiano Cipriani, architetto della Reverenda Camera Apostolica, esso venne dirottato in una strada preesistente ben più lontana . A Macerata, che fu sede del Legato Pontificio, nell'ambito della ristrutturazione della Flaminia Lauretana promossa da Gregorio XIII venne riedificata la Porta di San Salvatore, ora «portam Romanam», accesso principale alla cinta muraria al termine dello stradone aperto nel 1579, lungo cui sarebbe sorto il «Burgo Boncompagno» . Se ne conserva il disegno, prodotto da Pompeo Floriani . Sull'opposto settore della città invece, lungo la strada vecchia per Loreto, per il ristoro dei pellegrini venne realizzzata la Fonte della Quercia, «Seden. G. XIII P.M. A.D. 1577», come recita la lapide ivi affissa, appena passato il Borgo di San Giuliano, che non a caso Pompeo Compagnoni chiama «Burgum Laureti» . Dal colle di Macerata l'itinerario passava nella Valle del Pontenza, che abbandonava poco dopo per dirigersi alla volta di Recanati, diretto alla Posta di Sambucheto; le due varianti più antiche prevedevano il passaggio all'odierna Madonna del Monte, ovvero all'abazia benedettina di San Firmano, nel Comune di Montelupone. Più recente ancora – e comunque esistente prima del 1645 – ma destinata progressivamente a prevalere dopo l’opera di bonifica delle Piane del Potenza intrapresa da Schiavoni e Albanesi tra il XV ed il XVI secolo, è la strada di Villa Potenza . Nella città di Recanati la stazione postale è attestata nel XVII e nel XIX secolo, ma non risulta attiva per tutto il Settecento . Il seguente percorso che porta a Loreto, poi, ha conosciuto nel tempo alcune variazioni sensibili. Il tracciato più antico usciva dalla città per Porta Marina e, dopo essersi avviato verso la costa adriatica, si immetteva nella Via Brecciarum la quale, scesa un po’ a sinistra verso la Valle del Musone, rimontava faticosamente il Monte Prodo e perveniva dinnanzi al Santuario. Dato lo stato in cui versava la carreggiata e per rendere il viaggio più agevole ai pellegrini che in numero sempre maggiore si recavano a Loreto, a partire dal 1428 si andò affermando la Via Vallis Cerri, che invece di risalire la costa, dalle Brecce girava a sud del colle e ne vinceva più comodamente il dislivello . Si giungeva in Santa Casa passando altrimenti per San Girolamo e risalendo per il Carpine: da qui i pellegrini scendevano attraverso l’area di Montereale vecchio alla basilica, recitando le Litanie Lauretane . Un ulteriore percorso principiava dalla Porta di San Francesco a Recanati, ne lambiva il convento e degradando sempre sul dorso della collina verso il fiume, andava a riallacciarsi con Via Brecce . Il tronco stradale aperto da Gregorio XIII era, nella sostanza, coincidente con quello attualmente marcato dalla Provinciale 77, ma con arrivo tramite la Via Piana, poi passata in second’ordine con l’apertura della Via di Montereale, voluta da Sisto V, diretta a scavalcare il colle dalla Burbera . Bruno Longarini e Adalberto Solari poi riferiscono di una via costiera per Ancona attraverso Numana e Sirolo, «sparita per abbandono» quando il Santuario di Loreto si era ormai sviluppato, così che per il settentrione si passava tramite la congiungente Recanati e Osimo. Per questo nel XV secolo si operò per costruire un ponte sul Fiume Musone, che consentisse un itinerario diretto verso la Città Dorica, a partire appunto da Via Costa d’Ancona la quale si originava – come è tuttora – da Via Impaccio, nel punto in cui si trova la Fonte della Croce. Durante il pontificato di Gregorio XIII si migliorò il tracciato, scansando la difficoltà dell’erta con la realizzazione dei tornanti dei Lamaticci . Fu infatti il Papa Boncompagni che nel 1573 ordinò di «fare per comodo delli pellegrini una strada dal ponte Moscione fino alla croce di Loreto», collocata quest’ultima dal governatore Roberto Sassatelli a lavori ultimati, nel 1574, sul punto in cui la strada della costa d’Ancona si congiunge con Via del Pozzo . Fino all’inizio del XX secolo il percorso seguito era generalmente quello per Villa Musone, le Crocette, San Rocchetto e Camerano; risalgono infatti al 1905 i lavori per il tratto di strada da Ancona per la Baraccola a Porto Recanati, l’odierna Statale 16 "Adriatica" . La "Crocetta" di Castelfidardo, che dà il nome alla frazione, ricorda l’apertura di questo tratto di strada voluto da Papa, avvenuta nel 1576, nel luogo in cui il tracciato scavalca la dorsale collinare che separa le valli dell’Aspio e del Musone . Da San Rocchetto, due sono i percorsi per Ancona. Il diverticolo più vecchio , passato l’Aspio dopo Ponte Asciato, seguitava costeggiando il torrente, ricalcando l’odierna Provinciale 2; toccava l’Osteriaccia all’incrocio con la strada per Osimo – oggi Via Sbrozzola – per poi salire fino a tagliare le pendici orientali del Monte Umbriano da cui, seguendo il tracciato della Provinciale 29 e attraversando un paesaggio collinare che man mano si fa più dolce, arrivava in pianura «all’Osteria dell’Angelo lungi sette miglia da Ancona» . In alternativa , al di là dell’Aspio si prosegue verso nord lungo la Provinciale 10, «detta Romana» , che giunge il località Burattini per poi attraversare il centro di Camerano da cui ne ridiscende per congiungersi con l'altra strada presso Angeli di Varano. Nella Città Dorica invece, il rapporto tra la strada e l'orografia fu spesso problematico in quanto alla «comodità della condotta». Nel XVI secolo vi si accedeva sulla Strada Cameranese passando per Ponte Conocchio, poi sotto le rupi dell’Astagno, giungendo così presso la chiesa di Sant’Agostino.
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