Il presente lavoro è incentrato su due branches del Roman de Renart, delle quali propone la prima traduzione completa del testo in italiano e un’analisi al contempo interpretativa, letteraria e filologico-testuale. Il lavoro risulta diviso in due grandi nuclei contraddistinti. La prima parte, comprensiva di due capitoli, affronta l'analisi della tradizione manoscritta e la traduzione del testo delle due branches in italiano (considerando anche le interpolazioni del ms. M). La seconda parte, nuovamente suddivisa in due capitoli, costituisce il necessario accompagnamento critico-letterario al lavoro di traduzione. Tradizione e traduzione. Prima ancora di affrontare la traduzione del testo e la sua interpretazione, è stato necessario porsi il problema di quale testo tradurre. Il primo capitolo, pertanto, affronta la tradizione – e dunque l’edizione – del Roman de Renart, tenendo in considerazione che per quest’opera medievale è praticamente impossibile stabilire uno stemma codicum che sia utile ad una ricostruzione del testo in senso lachmanniano, e dunque scegliere tra una delle edizioni disponibili significa nei fatti scegliere uno dei codici relatori. Viene altresì discussa la questione riguardante l'ordine in cui restituire le due branches. E' risultato impossibile stabilire quale fosse l’ordine migliore e più fedele alla tradizione. Per questo ci si è arresi all’evidenza che anche la disposizione stessa del testo non possa essere assolutamente neutrale, ma includa elementi interpretativi. Il lavoro di traduzione – che occupa il secondo capitolo – costituisce una parte fondamentale della tesi, sia per la voluminosità del testo originale sia per i numerosi problemi 'tecnici' che necessariamente si susseguono sul cammino di chi affronti l'opera di traduzione-interpretazione di un testo medievale. La traduzione è accompagnata da un apparato di note che rendono conto delle scelte operate nei passaggi più complessi e che forniscono indicazioni utili alla comprensione del testo, soprattutto nel caso di riferimenti sottesi a un’enciclopedia presumibilmente condivisa dall’autore e il suo pubblico ma difficilmente discernibili dal lettore moderno. Il terzo capitolo è interamente dedicato alla branche XXII nella versione ‘indipendente’ (BCL); vengono messe in luce le peculiarità e le caratteristiche che la avvicinano al genere dei fabliaux e vengono avanzate delle ipotesi interpretative che evidenziano quelli che si ritengono essere aspetti unici e significativi dell’episodio all’interno dell'intero ciclo. Viene messo in rilievo come il ricorso a temi relativi alla sfera sessuale e corporea e l’uso di un lessico esplicito e a tratti osceno, sebbene ovviamente non esclusivi di questa branche del Roman de Renart, venga qui presentato in un contesto narrativo unico. L'ultimo capitolo della tesi si concentra invece sui testi tramandati da M delle branches XXII e XXIII. Si è cercato innanzitutto di ricostruire i numerosi legami intertestuali che la branche XXIII intesse innanzitutto con le altre branches del RdR (in particolare I, Va, VI, X) e di analizzare le specifiche tecniche narrative dialogiche e polifoniche impiegate all'interno del testo. Per la prima parte del commento, che riguarda poco più di metà della branche ed è dedicata alla lunga narrazione di uno dei processi giudiziari di cui è protagonista Renart, si è scelto di seguire l’ordine diegetico dell’episodio; la complessità dell'ambiente legale impone infatti di seguire con la massima attenzione il serrato alternarsi di accuse, contro-accuse e testimonianze. Data la concentrazione di diversi nuclei narrativi che caratterizza questa seconda parte, l'analisi del testo si discosta a questo punto dall'impostazione cronologica e procede invece per tematiche. Vengono dunque analizzati la figura e l'inedito ruolo di consigliera di Hermeline. Il commento procede poi con un'analisi delle ulteriori peculiarità presenti nella branche XXIII, nel momento in cui il protaginista si reca a Toledo per apprendere le arti magiche: questo viaggio è l’unico vero viaggio che la volpe compie al di fuori del regno nell’intero Roman. Spiccano, qui, la dimensione quasi epica, arturiana, del viaggio, che si traduce in un percorso di formazione per il personaggio; le nuove qualità acquisite da Renart magicien – un intermediario fra due mondi – e l’importanza delle parole nel veicolare il potere dell’art d’enchantement. L'originalità della branche XXIII ha così una vera e propria evoluzione di Renart, che si presenta come un Renart demiurgo. Il commento prosegue a questo punto tornando nuovamente alla branche XXII, questa volta nella versione del ms. M. Benché il testo di M riporti un’importante lacuna (per la caduta del bifolio centrale di un fascicolo) che impedisce di valutare complessivamente l’operazione di riscrittura, sono state esaminate, per quanto possibile, le modalità con cui il testo è stato interpolato dal codice e avanzato delle ipotesi su come e perché possa essere stata compiuta questa operazione, tenendo presente anche i rapporti che intercorrono tra M e il ms. C della sua stessa famiglia, che operano entrambi importanti scelte di riorganizzazione della materia narrativa e dell’ordine di disposizione delle branches rispetto agli altri codici relatori del Roman de Renart.

This work examines two branches of the Roman de Renart, of which it provides the first complete Italian translation and the related philological-textual analysis. The structure of the thesis is therefore two-fold: the first part, which comprises two chapters, deals with the manuscript tradition and the translation of the original text into Italian (also taking into account the interpolations found in MS M); the second part, also divided into two chapters, presents the necessary textual and critical analysis. Before approaching the translation and interpretation of the text, it was necessary to decide which text to translate. Thus, the first chapter focuses on the tradition – and, consequently, the rationale behind this edition – of the Roman de Renart. A fundamental characteristic of this medieval composition is the impossibility of identifying a stemma codicum that would usually lead to a standard reconstruction of the text according to the lachmanian method. For this reason, to choose one of the available editions in this case means to choose one of the extant codices. The same chapter also addresses the problem of how the branches should follow one another; it was impossible, in the end, to establish which order would best restore the original succession of events. In this case, the author had to accept that any choice would entail a certain degree of subjective interpretation. The work of translation, which constitutes the second chapter, is a fundamental part of the thesis, due to both the depth of the original text and the several 'technical' problems that any translator necessarily faces when dealing with the translation and interpretation of a medieval text. The translation is accompanied by an apparatus of notes that aim to clarify some of the choices of translation, especially in relation to the most complex verses, and to provide an additional tool towards the comprehension of the text. This is particularly necessary when dealing with a work that contains recurrent references to forms of knowledge no longer shared between the writer and the contemporary reader. The third chapter is entirely devoted to the 'independent' version (BLC) of the branche XXII; it highlights the characteristics that make this branche similar to the literary genre of the fabliaux, and it suggests some interpretations regarding those aspects that make this episode stand out from the rest of the cycle. It is also stressed that the use of terminology related to the sexual and corporeal sphere, and the use of explicit and obscene language, albeit not exclusive of this branche of the RdR, is here used in an unique narrative context. The last chapter focuses on the texts of the branche XXII and XXIII as transmitted by MS M. Firstly, the chapter deals with the various intertextual links that the branche XXIII makes with the other branches of RdR (especially with I, Va, VI, X) and analyses its specific dialogical and polyphonic narrative techniques. The first part of the chapter, which covers nearly half of the branche and tells of one of several of Renart's legal trails, follows the diegetic order of the episode due to the complexity of the legal procedures. Because of the great variety of narrative themes, which characterises this second part, it has been deemed appropriate to follow the diverse thematics instead of a chronological analysis. Therefore, this chapter will closely consider the unusual role of Hermeline as advisor, the Arthurian journey to Toledo in order to learn necromancy, the new skills acquired by Renart the magicien (which allows him to become the bridge between two worlds), and the fundamental role of the 'word' as a means to convey the power of the art d’enchantement. Consequently, the originality of this branche lays in the evolution undertaken by Renart, who ultimately appears transformed into a demiurge. The last chapter of the commentary moves back to the branche XXII as transmitted by MS M. Unfortunately, the text contained in MS M lacks an important part of the story (due to the loss of a bifolio) and it is therefore impossible to provide a thorough assessment of all the differences in the re-writing. Nevertheless, the chapter analyses the ways in which this text was interpolated, and presents some hypotheses that – taking into account the relation between MSs M and C – attempt to explain the reasons behind these interpolations.

Metamorfosi e magia nel Roman de Renart. Traduzione e commento delle branches XXII e XXIII / Gorla, Sandra. - CD-ROM. - (2018).

Metamorfosi e magia nel Roman de Renart. Traduzione e commento delle branches XXII e XXIII.

GORLA, Sandra
2018-01-01

Abstract

This work examines two branches of the Roman de Renart, of which it provides the first complete Italian translation and the related philological-textual analysis. The structure of the thesis is therefore two-fold: the first part, which comprises two chapters, deals with the manuscript tradition and the translation of the original text into Italian (also taking into account the interpolations found in MS M); the second part, also divided into two chapters, presents the necessary textual and critical analysis. Before approaching the translation and interpretation of the text, it was necessary to decide which text to translate. Thus, the first chapter focuses on the tradition – and, consequently, the rationale behind this edition – of the Roman de Renart. A fundamental characteristic of this medieval composition is the impossibility of identifying a stemma codicum that would usually lead to a standard reconstruction of the text according to the lachmanian method. For this reason, to choose one of the available editions in this case means to choose one of the extant codices. The same chapter also addresses the problem of how the branches should follow one another; it was impossible, in the end, to establish which order would best restore the original succession of events. In this case, the author had to accept that any choice would entail a certain degree of subjective interpretation. The work of translation, which constitutes the second chapter, is a fundamental part of the thesis, due to both the depth of the original text and the several 'technical' problems that any translator necessarily faces when dealing with the translation and interpretation of a medieval text. The translation is accompanied by an apparatus of notes that aim to clarify some of the choices of translation, especially in relation to the most complex verses, and to provide an additional tool towards the comprehension of the text. This is particularly necessary when dealing with a work that contains recurrent references to forms of knowledge no longer shared between the writer and the contemporary reader. The third chapter is entirely devoted to the 'independent' version (BLC) of the branche XXII; it highlights the characteristics that make this branche similar to the literary genre of the fabliaux, and it suggests some interpretations regarding those aspects that make this episode stand out from the rest of the cycle. It is also stressed that the use of terminology related to the sexual and corporeal sphere, and the use of explicit and obscene language, albeit not exclusive of this branche of the RdR, is here used in an unique narrative context. The last chapter focuses on the texts of the branche XXII and XXIII as transmitted by MS M. Firstly, the chapter deals with the various intertextual links that the branche XXIII makes with the other branches of RdR (especially with I, Va, VI, X) and analyses its specific dialogical and polyphonic narrative techniques. The first part of the chapter, which covers nearly half of the branche and tells of one of several of Renart's legal trails, follows the diegetic order of the episode due to the complexity of the legal procedures. Because of the great variety of narrative themes, which characterises this second part, it has been deemed appropriate to follow the diverse thematics instead of a chronological analysis. Therefore, this chapter will closely consider the unusual role of Hermeline as advisor, the Arthurian journey to Toledo in order to learn necromancy, the new skills acquired by Renart the magicien (which allows him to become the bridge between two worlds), and the fundamental role of the 'word' as a means to convey the power of the art d’enchantement. Consequently, the originality of this branche lays in the evolution undertaken by Renart, who ultimately appears transformed into a demiurge. The last chapter of the commentary moves back to the branche XXII as transmitted by MS M. Unfortunately, the text contained in MS M lacks an important part of the story (due to the loss of a bifolio) and it is therefore impossible to provide a thorough assessment of all the differences in the re-writing. Nevertheless, the chapter analyses the ways in which this text was interpolated, and presents some hypotheses that – taking into account the relation between MSs M and C – attempt to explain the reasons behind these interpolations.
2018
30
STUDI LINGUISTICI, FILOLOGICI, LETTERARI
Il presente lavoro è incentrato su due branches del Roman de Renart, delle quali propone la prima traduzione completa del testo in italiano e un’analisi al contempo interpretativa, letteraria e filologico-testuale. Il lavoro risulta diviso in due grandi nuclei contraddistinti. La prima parte, comprensiva di due capitoli, affronta l'analisi della tradizione manoscritta e la traduzione del testo delle due branches in italiano (considerando anche le interpolazioni del ms. M). La seconda parte, nuovamente suddivisa in due capitoli, costituisce il necessario accompagnamento critico-letterario al lavoro di traduzione. Tradizione e traduzione. Prima ancora di affrontare la traduzione del testo e la sua interpretazione, è stato necessario porsi il problema di quale testo tradurre. Il primo capitolo, pertanto, affronta la tradizione – e dunque l’edizione – del Roman de Renart, tenendo in considerazione che per quest’opera medievale è praticamente impossibile stabilire uno stemma codicum che sia utile ad una ricostruzione del testo in senso lachmanniano, e dunque scegliere tra una delle edizioni disponibili significa nei fatti scegliere uno dei codici relatori. Viene altresì discussa la questione riguardante l'ordine in cui restituire le due branches. E' risultato impossibile stabilire quale fosse l’ordine migliore e più fedele alla tradizione. Per questo ci si è arresi all’evidenza che anche la disposizione stessa del testo non possa essere assolutamente neutrale, ma includa elementi interpretativi. Il lavoro di traduzione – che occupa il secondo capitolo – costituisce una parte fondamentale della tesi, sia per la voluminosità del testo originale sia per i numerosi problemi 'tecnici' che necessariamente si susseguono sul cammino di chi affronti l'opera di traduzione-interpretazione di un testo medievale. La traduzione è accompagnata da un apparato di note che rendono conto delle scelte operate nei passaggi più complessi e che forniscono indicazioni utili alla comprensione del testo, soprattutto nel caso di riferimenti sottesi a un’enciclopedia presumibilmente condivisa dall’autore e il suo pubblico ma difficilmente discernibili dal lettore moderno. Il terzo capitolo è interamente dedicato alla branche XXII nella versione ‘indipendente’ (BCL); vengono messe in luce le peculiarità e le caratteristiche che la avvicinano al genere dei fabliaux e vengono avanzate delle ipotesi interpretative che evidenziano quelli che si ritengono essere aspetti unici e significativi dell’episodio all’interno dell'intero ciclo. Viene messo in rilievo come il ricorso a temi relativi alla sfera sessuale e corporea e l’uso di un lessico esplicito e a tratti osceno, sebbene ovviamente non esclusivi di questa branche del Roman de Renart, venga qui presentato in un contesto narrativo unico. L'ultimo capitolo della tesi si concentra invece sui testi tramandati da M delle branches XXII e XXIII. Si è cercato innanzitutto di ricostruire i numerosi legami intertestuali che la branche XXIII intesse innanzitutto con le altre branches del RdR (in particolare I, Va, VI, X) e di analizzare le specifiche tecniche narrative dialogiche e polifoniche impiegate all'interno del testo. Per la prima parte del commento, che riguarda poco più di metà della branche ed è dedicata alla lunga narrazione di uno dei processi giudiziari di cui è protagonista Renart, si è scelto di seguire l’ordine diegetico dell’episodio; la complessità dell'ambiente legale impone infatti di seguire con la massima attenzione il serrato alternarsi di accuse, contro-accuse e testimonianze. Data la concentrazione di diversi nuclei narrativi che caratterizza questa seconda parte, l'analisi del testo si discosta a questo punto dall'impostazione cronologica e procede invece per tematiche. Vengono dunque analizzati la figura e l'inedito ruolo di consigliera di Hermeline. Il commento procede poi con un'analisi delle ulteriori peculiarità presenti nella branche XXIII, nel momento in cui il protaginista si reca a Toledo per apprendere le arti magiche: questo viaggio è l’unico vero viaggio che la volpe compie al di fuori del regno nell’intero Roman. Spiccano, qui, la dimensione quasi epica, arturiana, del viaggio, che si traduce in un percorso di formazione per il personaggio; le nuove qualità acquisite da Renart magicien – un intermediario fra due mondi – e l’importanza delle parole nel veicolare il potere dell’art d’enchantement. L'originalità della branche XXIII ha così una vera e propria evoluzione di Renart, che si presenta come un Renart demiurgo. Il commento prosegue a questo punto tornando nuovamente alla branche XXII, questa volta nella versione del ms. M. Benché il testo di M riporti un’importante lacuna (per la caduta del bifolio centrale di un fascicolo) che impedisce di valutare complessivamente l’operazione di riscrittura, sono state esaminate, per quanto possibile, le modalità con cui il testo è stato interpolato dal codice e avanzato delle ipotesi su come e perché possa essere stata compiuta questa operazione, tenendo presente anche i rapporti che intercorrono tra M e il ms. C della sua stessa famiglia, che operano entrambi importanti scelte di riorganizzazione della materia narrativa e dell’ordine di disposizione delle branches rispetto agli altri codici relatori del Roman de Renart.
Il presente lavoro è incentrato su due branches del Roman de Renart, delle quali propone la prima traduzione completa del testo in italiano e un’analisi al contempo interpretativa, letteraria e filologico-testuale. Il lavoro risulta diviso in due grandi nuclei contraddistinti. La prima parte, comprensiva di due capitoli, affronta l'analisi della tradizione manoscritta e la traduzione del testo delle due branches in italiano (considerando anche le interpolazioni del ms. M). La seconda parte, nuovamente suddivisa in due capitoli, costituisce il necessario accompagnamento critico-letterario al lavoro di traduzione. Tradizione e traduzione. Prima ancora di affrontare la traduzione del testo e la sua interpretazione, è stato necessario porsi il problema di quale testo tradurre. Il primo capitolo, pertanto, affronta la tradizione – e dunque l’edizione – del Roman de Renart, tenendo in considerazione che per quest’opera medievale è praticamente impossibile stabilire uno stemma codicum che sia utile ad una ricostruzione del testo in senso lachmanniano, e dunque scegliere tra una delle edizioni disponibili significa nei fatti scegliere uno dei codici relatori. Viene altresì discussa la questione riguardante l'ordine in cui restituire le due branches. E' risultato impossibile stabilire quale fosse l’ordine migliore e più fedele alla tradizione. Per questo ci si è arresi all’evidenza che anche la disposizione stessa del testo non possa essere assolutamente neutrale, ma includa elementi interpretativi. Il lavoro di traduzione – che occupa il secondo capitolo – costituisce una parte fondamentale della tesi, sia per la voluminosità del testo originale sia per i numerosi problemi 'tecnici' che necessariamente si susseguono sul cammino di chi affronti l'opera di traduzione-interpretazione di un testo medievale. La traduzione è accompagnata da un apparato di note che rendono conto delle scelte operate nei passaggi più complessi e che forniscono indicazioni utili alla comprensione del testo, soprattutto nel caso di riferimenti sottesi a un’enciclopedia presumibilmente condivisa dall’autore e il suo pubblico ma difficilmente discernibili dal lettore moderno. Il terzo capitolo è interamente dedicato alla branche XXII nella versione ‘indipendente’ (BCL); vengono messe in luce le peculiarità e le caratteristiche che la avvicinano al genere dei fabliaux e vengono avanzate delle ipotesi interpretative che evidenziano quelli che si ritengono essere aspetti unici e significativi dell’episodio all’interno dell'intero ciclo. Viene messo in rilievo come il ricorso a temi relativi alla sfera sessuale e corporea e l’uso di un lessico esplicito e a tratti osceno, sebbene ovviamente non esclusivi di questa branche del Roman de Renart, venga qui presentato in un contesto narrativo unico. L'ultimo capitolo della tesi si concentra invece sui testi tramandati da M delle branches XXII e XXIII. Si è cercato innanzitutto di ricostruire i numerosi legami intertestuali che la branche XXIII intesse innanzitutto con le altre branches del RdR (in particolare I, Va, VI, X) e di analizzare le specifiche tecniche narrative dialogiche e polifoniche impiegate all'interno del testo. Per la prima parte del commento, che riguarda poco più di metà della branche ed è dedicata alla lunga narrazione di uno dei processi giudiziari di cui è protagonista Renart, si è scelto di seguire l’ordine diegetico dell’episodio; la complessità dell'ambiente legale impone infatti di seguire con la massima attenzione il serrato alternarsi di accuse, contro-accuse e testimonianze. Data la concentrazione di diversi nuclei narrativi che caratterizza questa seconda parte, l'analisi del testo si discosta a questo punto dall'impostazione cronologica e procede invece per tematiche. Vengono dunque analizzati la figura e l'inedito ruolo di consigliera di Hermeline. Il commento procede poi con un'analisi delle ulteriori peculiarità presenti nella branche XXIII, nel momento in cui il protaginista si reca a Toledo per apprendere le arti magiche: questo viaggio è l’unico vero viaggio che la volpe compie al di fuori del regno nell’intero Roman. Spiccano, qui, la dimensione quasi epica, arturiana, del viaggio, che si traduce in un percorso di formazione per il personaggio; le nuove qualità acquisite da Renart magicien – un intermediario fra due mondi – e l’importanza delle parole nel veicolare il potere dell’art d’enchantement. L'originalità della branche XXIII ha così una vera e propria evoluzione di Renart, che si presenta come un Renart demiurgo. Il commento prosegue a questo punto tornando nuovamente alla branche XXII, questa volta nella versione del ms. M. Benché il testo di M riporti un’importante lacuna (per la caduta del bifolio centrale di un fascicolo) che impedisce di valutare complessivamente l’operazione di riscrittura, sono state esaminate, per quanto possibile, le modalità con cui il testo è stato interpolato dal codice e avanzato delle ipotesi su come e perché possa essere stata compiuta questa operazione, tenendo presente anche i rapporti che intercorrono tra M e il ms. C della sua stessa famiglia, che operano entrambi importanti scelte di riorganizzazione della materia narrativa e dell’ordine di disposizione delle branches rispetto agli altri codici relatori del Roman de Renart.
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Descrizione: tesi di dottorato
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