Al centro di questo volume vi è un intreccio di tematiche approfondite a più riprese da Vincenzo Cento, prima con la Memoria, premiata al Concorso internazionale per l’Europa del 1924 e ripubblicata alla fine dello stesso anno su «La vita internazionale»; quindi, nel 1926, con il saggio su Gli Stati Uniti d’Europa, nella versione definitiva che qui si ripropone. Il testo è ispirato da un bisogno pressante di pace e di collaborazione internazionale, che l’autore tuttavia interpreta in maniera alternativa tanto alla soluzione confederale di marca wilsoniana – quella di una Società delle Nazioni che troppo concede alle sovranità dei singoli Stati –, quanto alla soluzione federale di ispirazione kantiana, che di quelle sovranità dichiara di voler fare completamente a meno. Il futuro degli Stati Uniti d’Europa, se futuro può esservi, è un altro. È il futuro assicurato da un legame organico e solidaristico fra Stati sovrani, federati tra loro su basi comuni non astrattamente idealistiche, ma immediatamente storiche e politiche, commerciali e culturali. La necessaria premessa di tutto ciò è però, nel caso specifico dell’Italia, la rinuncia al nazionalismo aggressivo e all’avventurismo politico fascista, che rincorre la facile via della propaganda anti-americana e anti-asiatica e del mito imperiale a sfondo razzista, anziché recuperare il meglio del solidarismo cattolico e liberale per costruire uno spazio nazionale prima, ed europeo poi, finalmente all’altezza di un mondo in evidente trasformazione.

Vincenzo Cento. Gli Stati Uniti d'Europa

Paola Persano
2019

Abstract

Al centro di questo volume vi è un intreccio di tematiche approfondite a più riprese da Vincenzo Cento, prima con la Memoria, premiata al Concorso internazionale per l’Europa del 1924 e ripubblicata alla fine dello stesso anno su «La vita internazionale»; quindi, nel 1926, con il saggio su Gli Stati Uniti d’Europa, nella versione definitiva che qui si ripropone. Il testo è ispirato da un bisogno pressante di pace e di collaborazione internazionale, che l’autore tuttavia interpreta in maniera alternativa tanto alla soluzione confederale di marca wilsoniana – quella di una Società delle Nazioni che troppo concede alle sovranità dei singoli Stati –, quanto alla soluzione federale di ispirazione kantiana, che di quelle sovranità dichiara di voler fare completamente a meno. Il futuro degli Stati Uniti d’Europa, se futuro può esservi, è un altro. È il futuro assicurato da un legame organico e solidaristico fra Stati sovrani, federati tra loro su basi comuni non astrattamente idealistiche, ma immediatamente storiche e politiche, commerciali e culturali. La necessaria premessa di tutto ciò è però, nel caso specifico dell’Italia, la rinuncia al nazionalismo aggressivo e all’avventurismo politico fascista, che rincorre la facile via della propaganda anti-americana e anti-asiatica e del mito imperiale a sfondo razzista, anziché recuperare il meglio del solidarismo cattolico e liberale per costruire uno spazio nazionale prima, ed europeo poi, finalmente all’altezza di un mondo in evidente trasformazione.
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