La "strana" rivolta del 1831 nello Stato pontificio, consumatasi nel breve spazio di poco meno di due mesi, con la formazione di governi provvisori a base municipale prima e di un Governo delle Provincie unite Italiane poi, fu il prodotto di un contraddittorio tentativo da parte dei Notabili di costruire un nuovo ordine "liberale" con ingredienti del passato. Referente privilegiato di questo tentativo non riuscito non poteva che essere un'opinione pubblica che era, però, tutta da costruire. A tale compito provvidero i periodici nati all'improvviso e tutta quella serie di opuscoli e fogli volanti distribuiti e letti nelle piazze, nelle vie, nei caffè dei centri urbani. Un improvvisato momento di alfabetizzazione politica dai limiti evidenti, che durò l'espace d'un matin, ma per più versi quanto mai rivelatore dei temi allora al centro della pubblica e finalmente libera discussione. Dopo una breve ricostruzione della fisionomia del moto, sospeso a metà fra una prima, ancor timida apparizione del sentimento nazionale e prepotente riemersione del tradizionale municipalismo, il volume offre nella seconda parte un'ampia selezione degli scritti allora vergati da quelle che, non impropriamente, un anonimo contemporaneo definì "penne filantropiche".

"Penne filantropiche". Stampa e politica nella rivolta del 1831 nello Stato pontificio

PICCIONI, RICCARDO
2015

Abstract

La "strana" rivolta del 1831 nello Stato pontificio, consumatasi nel breve spazio di poco meno di due mesi, con la formazione di governi provvisori a base municipale prima e di un Governo delle Provincie unite Italiane poi, fu il prodotto di un contraddittorio tentativo da parte dei Notabili di costruire un nuovo ordine "liberale" con ingredienti del passato. Referente privilegiato di questo tentativo non riuscito non poteva che essere un'opinione pubblica che era, però, tutta da costruire. A tale compito provvidero i periodici nati all'improvviso e tutta quella serie di opuscoli e fogli volanti distribuiti e letti nelle piazze, nelle vie, nei caffè dei centri urbani. Un improvvisato momento di alfabetizzazione politica dai limiti evidenti, che durò l'espace d'un matin, ma per più versi quanto mai rivelatore dei temi allora al centro della pubblica e finalmente libera discussione. Dopo una breve ricostruzione della fisionomia del moto, sospeso a metà fra una prima, ancor timida apparizione del sentimento nazionale e prepotente riemersione del tradizionale municipalismo, il volume offre nella seconda parte un'ampia selezione degli scritti allora vergati da quelle che, non impropriamente, un anonimo contemporaneo definì "penne filantropiche".
978-88-6056-463-4
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