L'articolo studia gli armadi intarsiati della sacrestia di San Luca nella basilica di Loreto, eseguiti fra 1515 e 1517 da Baccio d'Agnolo e dalla sua bottega, riferendo i cartoni delle grottesche allo specialista fiorentino Andrea di Cosimo Feltrini e approfondendo la storia esecutiva del complesso attraverso una rivisitazione della documentazione contabile della Santa Casa. Le figurazioni delle tarsie permettono invece di risalire al committente più diretto dell'opera, il cardinale Bernardo Dovizi da Bibbiena, protettore della basilica lauretana dal 1515 al 1520. Il saggio studia l'azione di Dovizi a Loreto, consistente nella direzione dei lavori artistici che vedevano coinvolti pittori come Luca Signorelli e Antonio da Faenza, gli scultori del rivestimento marmoreo e gli architetti. In particolare stretto è il contatto di Bibbiena con Gian Cristoforo Romano, di cui custodisce le gemme e cammei lasciate in eredità nel 1512 alla Santa Casa, Andrea Sansovino e Antonio da Sangallo il giovane, chiamato proprio dal cardinale a Loreto nel 1517. Attraverso il chiarimento del ruolo di Dovizi, risalta quindi il carattere "papale" e del cantiere artistico lauretano negli anni di Leone X, diretta espressione della committenza pontificia in periferia.

Gli armadi della Sacrestia di San Luca, la bottega di Baccio d'Agnolo e la committenza del cardinale Bernardo Dovizi da Bibbiena a Loreto

COLTRINARI, FRANCESCA
2013

Abstract

L'articolo studia gli armadi intarsiati della sacrestia di San Luca nella basilica di Loreto, eseguiti fra 1515 e 1517 da Baccio d'Agnolo e dalla sua bottega, riferendo i cartoni delle grottesche allo specialista fiorentino Andrea di Cosimo Feltrini e approfondendo la storia esecutiva del complesso attraverso una rivisitazione della documentazione contabile della Santa Casa. Le figurazioni delle tarsie permettono invece di risalire al committente più diretto dell'opera, il cardinale Bernardo Dovizi da Bibbiena, protettore della basilica lauretana dal 1515 al 1520. Il saggio studia l'azione di Dovizi a Loreto, consistente nella direzione dei lavori artistici che vedevano coinvolti pittori come Luca Signorelli e Antonio da Faenza, gli scultori del rivestimento marmoreo e gli architetti. In particolare stretto è il contatto di Bibbiena con Gian Cristoforo Romano, di cui custodisce le gemme e cammei lasciate in eredità nel 1512 alla Santa Casa, Andrea Sansovino e Antonio da Sangallo il giovane, chiamato proprio dal cardinale a Loreto nel 1517. Attraverso il chiarimento del ruolo di Dovizi, risalta quindi il carattere "papale" e del cantiere artistico lauretano negli anni di Leone X, diretta espressione della committenza pontificia in periferia.
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