L'autore compie una rassegna dei principali aspetti problematici dell'applicazione della disciplina in materia di litispendenza internazionale contenuta nel regolamento (CE) n. 44/2001 in relazione a controversie scaturenti da rapporti contrattuali internazionali. In relazione a rapporti commerciali tra parti domiciliate in paesi diversi, infatti, è frequente la moltiplicazione dei fori e la tendenza all'introduzione di azioni relative alla medesima controversia innanzi a giudici di Stati diversi. L'autore prende in particolare in considerazione tre problemi sintomatici, affrontati dalla Corte di giustizia comunitaria in altrettante sentenze recenti. Nella sentenza Gantner Electronic dell'8 maggio 2003, la Corte di giustizia è ritornata sulla questione centrale della determinazione dell'identità dell'oggetto e del titolo delle domande, già affrontata nelle sentenze Gubisch e Tatry, escludendo la rilevanza al fine di tale valutazione dei mezzi difensivi, nella specie un'eccezione di compensazione, fatti valere dal convenuto in uno dei due processi. Nella successiva sentenza Gasser del 6 dicembre 2003, la Corte di giustizia si è invece soffermata sui rapporti tra la disciplina della litispendenza internazionale e la presenza di un accordo di elezione di foro a favore del giudice successivamente adito, affermando che la presenza di un tale accordo non comporta una deroga al normale funzionamento delle regole in materia di litispendenza, rimanendo di competenza del giudice precedentemente adito di pronunciarsi sulla propria competenza e, conseguentemente, sulla validità ed efficacia dell'accordo di elezione di foro a favore dell'altro giudice. Infine, nella sentenza Turner del 27 aprile 2004, la Corte ha affermato che il principio della reciproca fiducia tra i giudici degli Stati membri, in base al quale i giudici di un paese membro debbono rimettersi all'accertamento compiuto dai giudici degli altri Stati membri in merito alla propria competenza, osta all'emanazione di provvedimenti come la anti-suit injunction propria del diritto inglese, che abbiano anche solo indirettamente per effetto di interferire con tale autonoma determinazione da parte dei giudici degli altri paesi membri.

A litispendencia comunitaria em materia contractual na jurisprudencia recente do tribunal de justica das comunidades europeias

MARONGIU BUONAIUTI, FABRIZIO
2006-01-01

Abstract

L'autore compie una rassegna dei principali aspetti problematici dell'applicazione della disciplina in materia di litispendenza internazionale contenuta nel regolamento (CE) n. 44/2001 in relazione a controversie scaturenti da rapporti contrattuali internazionali. In relazione a rapporti commerciali tra parti domiciliate in paesi diversi, infatti, è frequente la moltiplicazione dei fori e la tendenza all'introduzione di azioni relative alla medesima controversia innanzi a giudici di Stati diversi. L'autore prende in particolare in considerazione tre problemi sintomatici, affrontati dalla Corte di giustizia comunitaria in altrettante sentenze recenti. Nella sentenza Gantner Electronic dell'8 maggio 2003, la Corte di giustizia è ritornata sulla questione centrale della determinazione dell'identità dell'oggetto e del titolo delle domande, già affrontata nelle sentenze Gubisch e Tatry, escludendo la rilevanza al fine di tale valutazione dei mezzi difensivi, nella specie un'eccezione di compensazione, fatti valere dal convenuto in uno dei due processi. Nella successiva sentenza Gasser del 6 dicembre 2003, la Corte di giustizia si è invece soffermata sui rapporti tra la disciplina della litispendenza internazionale e la presenza di un accordo di elezione di foro a favore del giudice successivamente adito, affermando che la presenza di un tale accordo non comporta una deroga al normale funzionamento delle regole in materia di litispendenza, rimanendo di competenza del giudice precedentemente adito di pronunciarsi sulla propria competenza e, conseguentemente, sulla validità ed efficacia dell'accordo di elezione di foro a favore dell'altro giudice. Infine, nella sentenza Turner del 27 aprile 2004, la Corte ha affermato che il principio della reciproca fiducia tra i giudici degli Stati membri, in base al quale i giudici di un paese membro debbono rimettersi all'accertamento compiuto dai giudici degli altri Stati membri in merito alla propria competenza, osta all'emanazione di provvedimenti come la anti-suit injunction propria del diritto inglese, che abbiano anche solo indirettamente per effetto di interferire con tale autonoma determinazione da parte dei giudici degli altri paesi membri.
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