Negli ultimi anni si è aperto un ampio dibattito sulla disoccupazione. Si pensa spesso che tale fenomeno sia solamente un prodotto recente scaturito dalla crisi del 2008 che, partita dagli Stati Uniti, ha investito duramente gran parte delle economie occidentali. Per analizzare nel modo più consapevole tale fenomeno occorre effettuare un’analisi rivolta a un periodo di tempo maggiore. Se si inizia a partire dal 1995, si possono notare per l’Italia, la presenza di tre sotto-periodi. Il primo è quello che copre il periodo fino al 2001 in cui è possibile osservare una sorta di recupero dell’occupazione che aveva subito un grave colpo dalla crisi valutaria del 1992. Il secondo periodo analizzato si può considerare concluso nel 2007. Questo, antecedente alla crisi, mostra come i risultati relativi all’occupazione iniziano a peggiorare in modo costante e continuo. Nel 2008 esistevano già le basi di un problema occupazionale, acuito dalla crisi a livello mondiale che inciderà pesantemente nel terzo periodo, quello che arriva fino ai giorni nostri. Nel valutare la disoccupazione è quindi necessario soppesare quanto questa sia un fenomeno strutturale, legato a un progressivo cambiamento nelle condizioni lavorative nel nostro Paese, inserito, però, in un contesto europeo, che proprio nell’anno in cui l’Italia sperimentava una delle sue maggiori crisi (1992), iniziava ad assumere l’attuale nome e un’importanza sempre maggiore nelle dinamiche politiche ed economiche. Se la disoccupazione è analizzata come problema strutturale del sistema, che si stava manifestando già agli inizi del 2008 e che è stava aggravata, ma non generata dalla crisi scoppiata in questo anno, è necessario analizzare quali sono gli strumenti all’interno del sistema economico che permettono di spiegare il fenomeno della disoccupazione. La presenza di livelli più o meno elevati, il loro persistere e la possibilità di attuare strategie per ridurla in modo permanente dipendono da quali assiomi economici si utilizzano per interpretare la realtà circostante. Se infatti si utilizza il pensiero mainstream dominante, quello basato soprattutto sulla Nuova Macroeconomia Keynesiana, si afferma che l’equilibrio occupazionale è ottenuto nel lungo periodo, quando si raggiunge la neutralità della moneta. Nel breve periodo i prezzi, invece, sono vischiosi, cioè è necessario un certo periodo di tempo affinché essi reagiscono ai cambiamenti intervenuti nel sistema economico, e questo impedisce il raggiungimento dell’equilibrio nel mercato del lavoro anche se si effettuano interventi di politica economica, dato che questi sortiranno i loro effetti solo nel breve periodo, mentre nel lungo si tornerà a un livello di disoccupazione pari al precedente e con un livello dei prezzi aumentato. Dato che l’obiettivo di tale politica economica è quello di mantenere inalterato un certo livello dei prezzo si mostrerà come questo sia compatibile con un unico livello di disoccupazione possibile, definito naturale (NAIRU). Tale visione economica non è l’unica che può essere utilizzata per analizzare il sistema economico: si può avere una prospettiva post-keynesiana. In base a questa esiste un certo livello di disoccupazione nel sistema economico di tipo involontario che non viene riassorbita nemmeno nel lungo periodo. Per cercare di fronteggiare questo problema è necessario porre il pieno impiego come uno degli obiettivi della politica economica, dato che il sistema economico non è in grado di fornire in modo autonomo lavoro a chiunque ne faccia richiesta. Alcuni autori hanno cercato di rispondere al problema strutturale della disoccupazione proponendo l’implementazione del datore di lavoro di ultima istanza. Tra questi si hanno Wray, Thcerneva, Sawyer, Minsky, Lerner, Harvey, Gordon e Killingsworth. Nei loro lavori essi affrontano il tema dell’occupatore di ultima istanza definendo cosa esso sia, e cercando di individuare quali sono le condizioni che permettono la sua realizzazione. Essi si preoccupano soprattutto di individuare i tipi di lavoro che possono essere svolti in questo modo, i costi della sua implementazione e analizzare la stabilità dei prezzi. Nessuno di questi autori cerca di analizzare la presenza dell’occupatore di ultima istanza all’interno di un quadro macroeconomico in cui sono presenti sia questo tipo di attività che quelle private. Ed è su questo che verte il lavoro di analisi relativo alle condizioni che permettono la messa in essere dell’occupatore di ultima istanza. Nel sistema economico valgono alcune relazioni che rappresentano i rapporti produttivi, distributivi, relativi ai consumi e così via. Se si vuole cercare di ottenere un certo livello di occupazione, dato da occupazione privata e pubblica, si avranno delle modifiche a livello dell’intero sistema economico. Dato un quadro macroeconomico di riferimento l’obiettivo è quello di avere un certo livello di occupazione. Per ottenere questo si dovrà avere una certa spesa pubblica. Questa a sua volta ha ripercussioni sui livelli dei trasferimenti dal settore privato a quello pubblico e sul disavanzo pubblico. La modifica di questi elementi avrà un primo impatto sulla possibilità o meno di applicare l’occupatore di ultima istanza, ma si creano anche cambiamenti a livello dell’intero sistema economico. Inoltre le divere relazioni presenti nel sistema economico dipendono da una serie di parametri che a loro volta sono determinati, in modo diverso, dalle istituzioni, dalla contrattazione salariale, dalla consuetudine. Il primo passo da fare è quello di vedere come i diversi aggregati economici dipendono dalla spesa pubblica, dalle componenti autonome e dagli altri parametri, ovvero risolvere il sistema trovando i diversi elementi in funzione della spesa pubblica, degli investimenti privati e degli altri parametri precedentemente fissati. Spesa pubblica e investimenti sono direttamente proporzionali ai valori delle soluzioni. È necessario, poi, analizzare in che modo i parametri influenzano le diverse soluzioni. Si deve inoltre individuare quali sono le condizioni, legate ai parametri, che permettono e favoriscono l’applicazione del datore di lavoro di ultima istanza, ovvero stabilire il ruolo delle eccedenze reali e monetarie nelle soluzioni. Dato che i diversi parametri rappresentano elementi diversi del sistema sociale ed economico è ora possibile individuare come essi possono essere modificati, attraverso adeguate politiche economiche, per favore l’applicazione del datore di lavoro di ultima istanza. La possibilità di applicare tali politiche e la loro realizzazione in modo più o meno efficace è l’aspetto fondamentale ai fini del lavoro. In base precedenti analisi si possono formulare conclusioni relative a quali sono le politiche economiche, politiche e sociali che è necessario implementare per poter implementare l’occupatore di ultima istanza. Dopo aver analizzato le condizioni economiche che limitano o facilitano l’attuazione dell’occupatore di ultima istanza ci si può chiedere perché esso non è preso in considerazione nella politica economica dei diversi Paesi per contrastare l’occupazione. La risposta è che la sua applicazione è in contrasto con il paradigma economico attualmente dominante e fino a quando si avrà questo non è possibile attuare tale proposta.

LA DISOCCUPAZIONE COME PROBLEMA STRUTTURALE. IL RUOLO E I LIMITI DELL’OCCUPATORE DI ULTIMA ISTANZA

FELICETTI, SILVIA
2017-01-01

Abstract

Negli ultimi anni si è aperto un ampio dibattito sulla disoccupazione. Si pensa spesso che tale fenomeno sia solamente un prodotto recente scaturito dalla crisi del 2008 che, partita dagli Stati Uniti, ha investito duramente gran parte delle economie occidentali. Per analizzare nel modo più consapevole tale fenomeno occorre effettuare un’analisi rivolta a un periodo di tempo maggiore. Se si inizia a partire dal 1995, si possono notare per l’Italia, la presenza di tre sotto-periodi. Il primo è quello che copre il periodo fino al 2001 in cui è possibile osservare una sorta di recupero dell’occupazione che aveva subito un grave colpo dalla crisi valutaria del 1992. Il secondo periodo analizzato si può considerare concluso nel 2007. Questo, antecedente alla crisi, mostra come i risultati relativi all’occupazione iniziano a peggiorare in modo costante e continuo. Nel 2008 esistevano già le basi di un problema occupazionale, acuito dalla crisi a livello mondiale che inciderà pesantemente nel terzo periodo, quello che arriva fino ai giorni nostri. Nel valutare la disoccupazione è quindi necessario soppesare quanto questa sia un fenomeno strutturale, legato a un progressivo cambiamento nelle condizioni lavorative nel nostro Paese, inserito, però, in un contesto europeo, che proprio nell’anno in cui l’Italia sperimentava una delle sue maggiori crisi (1992), iniziava ad assumere l’attuale nome e un’importanza sempre maggiore nelle dinamiche politiche ed economiche. Se la disoccupazione è analizzata come problema strutturale del sistema, che si stava manifestando già agli inizi del 2008 e che è stava aggravata, ma non generata dalla crisi scoppiata in questo anno, è necessario analizzare quali sono gli strumenti all’interno del sistema economico che permettono di spiegare il fenomeno della disoccupazione. La presenza di livelli più o meno elevati, il loro persistere e la possibilità di attuare strategie per ridurla in modo permanente dipendono da quali assiomi economici si utilizzano per interpretare la realtà circostante. Se infatti si utilizza il pensiero mainstream dominante, quello basato soprattutto sulla Nuova Macroeconomia Keynesiana, si afferma che l’equilibrio occupazionale è ottenuto nel lungo periodo, quando si raggiunge la neutralità della moneta. Nel breve periodo i prezzi, invece, sono vischiosi, cioè è necessario un certo periodo di tempo affinché essi reagiscono ai cambiamenti intervenuti nel sistema economico, e questo impedisce il raggiungimento dell’equilibrio nel mercato del lavoro anche se si effettuano interventi di politica economica, dato che questi sortiranno i loro effetti solo nel breve periodo, mentre nel lungo si tornerà a un livello di disoccupazione pari al precedente e con un livello dei prezzi aumentato. Dato che l’obiettivo di tale politica economica è quello di mantenere inalterato un certo livello dei prezzo si mostrerà come questo sia compatibile con un unico livello di disoccupazione possibile, definito naturale (NAIRU). Tale visione economica non è l’unica che può essere utilizzata per analizzare il sistema economico: si può avere una prospettiva post-keynesiana. In base a questa esiste un certo livello di disoccupazione nel sistema economico di tipo involontario che non viene riassorbita nemmeno nel lungo periodo. Per cercare di fronteggiare questo problema è necessario porre il pieno impiego come uno degli obiettivi della politica economica, dato che il sistema economico non è in grado di fornire in modo autonomo lavoro a chiunque ne faccia richiesta. Alcuni autori hanno cercato di rispondere al problema strutturale della disoccupazione proponendo l’implementazione del datore di lavoro di ultima istanza. Tra questi si hanno Wray, Thcerneva, Sawyer, Minsky, Lerner, Harvey, Gordon e Killingsworth. Nei loro lavori essi affrontano il tema dell’occupatore di ultima istanza definendo cosa esso sia, e cercando di individuare quali sono le condizioni che permettono la sua realizzazione. Essi si preoccupano soprattutto di individuare i tipi di lavoro che possono essere svolti in questo modo, i costi della sua implementazione e analizzare la stabilità dei prezzi. Nessuno di questi autori cerca di analizzare la presenza dell’occupatore di ultima istanza all’interno di un quadro macroeconomico in cui sono presenti sia questo tipo di attività che quelle private. Ed è su questo che verte il lavoro di analisi relativo alle condizioni che permettono la messa in essere dell’occupatore di ultima istanza. Nel sistema economico valgono alcune relazioni che rappresentano i rapporti produttivi, distributivi, relativi ai consumi e così via. Se si vuole cercare di ottenere un certo livello di occupazione, dato da occupazione privata e pubblica, si avranno delle modifiche a livello dell’intero sistema economico. Dato un quadro macroeconomico di riferimento l’obiettivo è quello di avere un certo livello di occupazione. Per ottenere questo si dovrà avere una certa spesa pubblica. Questa a sua volta ha ripercussioni sui livelli dei trasferimenti dal settore privato a quello pubblico e sul disavanzo pubblico. La modifica di questi elementi avrà un primo impatto sulla possibilità o meno di applicare l’occupatore di ultima istanza, ma si creano anche cambiamenti a livello dell’intero sistema economico. Inoltre le divere relazioni presenti nel sistema economico dipendono da una serie di parametri che a loro volta sono determinati, in modo diverso, dalle istituzioni, dalla contrattazione salariale, dalla consuetudine. Il primo passo da fare è quello di vedere come i diversi aggregati economici dipendono dalla spesa pubblica, dalle componenti autonome e dagli altri parametri, ovvero risolvere il sistema trovando i diversi elementi in funzione della spesa pubblica, degli investimenti privati e degli altri parametri precedentemente fissati. Spesa pubblica e investimenti sono direttamente proporzionali ai valori delle soluzioni. È necessario, poi, analizzare in che modo i parametri influenzano le diverse soluzioni. Si deve inoltre individuare quali sono le condizioni, legate ai parametri, che permettono e favoriscono l’applicazione del datore di lavoro di ultima istanza, ovvero stabilire il ruolo delle eccedenze reali e monetarie nelle soluzioni. Dato che i diversi parametri rappresentano elementi diversi del sistema sociale ed economico è ora possibile individuare come essi possono essere modificati, attraverso adeguate politiche economiche, per favore l’applicazione del datore di lavoro di ultima istanza. La possibilità di applicare tali politiche e la loro realizzazione in modo più o meno efficace è l’aspetto fondamentale ai fini del lavoro. In base precedenti analisi si possono formulare conclusioni relative a quali sono le politiche economiche, politiche e sociali che è necessario implementare per poter implementare l’occupatore di ultima istanza. Dopo aver analizzato le condizioni economiche che limitano o facilitano l’attuazione dell’occupatore di ultima istanza ci si può chiedere perché esso non è preso in considerazione nella politica economica dei diversi Paesi per contrastare l’occupazione. La risposta è che la sua applicazione è in contrasto con il paradigma economico attualmente dominante e fino a quando si avrà questo non è possibile attuare tale proposta.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11393/239792
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